Nel dibattito sugli integratori che promettono di rallentare l’invecchiamento, la voce degli specialisti resta improntata alla cautela. Un ampio lavoro accademico pubblicato quest’anno, curato dal biogerontologo Suresh Rattan dell’Università di Aarhus, in Danimarca, ha passato al vaglio le prove scientifiche di oltre 250 composti dai presunti effetti anti-età. La conclusione è netta: nessuno raggiunge lo standard più elevato di evidenza. Allo stesso tempo, alcuni studi clinici recenti — presentati anche nel podcast Change Your Mind del New Scientist — suggeriscono che multivitaminici e omega-3 potrebbero avere effetti misurabili, seppur modesti, sul ritmo dell’invecchiamento biologico.
- Un panel di esperti ha valutato oltre 250 composti anti-età: nessuno soddisfa il livello di prova più alto.
- Lo studio COSMOS ha coinvolto oltre 21.000 persone over 60.
- Una ricerca dell’Università di Zurigo indica un rallentamento biologico di alcuni mesi con gli omega-3.
Il verdetto degli esperti: «più un atto di fede che di scienza»
Il libro Supplements and Drugs for Healthy Longevity ha riunito un panel di esperti per giudicare l’efficacia di vitamine, minerali, estratti vegetali, medicine tradizionali, probiotici e integratori ormonali, oltre a composti molto discussi negli ambienti anti-età come NAD+, coenzima Q10, spermidina e la combinazione di dasatinib e quercetina.
Rattan definisce lo standard più alto di evidenza come qualcosa di «solido, riproducibile e affidabile». Nessuno dei composti esaminati vi arriva; solo alcuni raggiungono un livello secondario. Per gli autori, la raccomandazione resta quella di assumere queste sostanze attraverso l’alimentazione.
«Oggi usare uno o più integratori nutrizionali e di altro tipo è per lo più un atto di fede e di speranza», conclude il libro, più che una scelta basata su solidi dati scientifici.
Lo studio COSMOS apre uno spiraglio sui multivitaminici
A incrinare lo scetticismo diffuso sono intervenuti i risultati illustrati nel podcast da JoAnn Manson, a capo della medicina preventiva al Brigham and Women’s Hospital, in Massachusetts. La ricercatrice ha descritto come, nelle persone over 60, l’assunzione quotidiana di un multivitaminico si associ a un declino cognitivo e a una perdita di memoria legata all’età significativamente più lenti nell’arco di due o tre anni.
I dati provengono dal trial COSMOS (Cocoa Supplement and Multivitamin Outcomes Study), condotto tra il 2015 e il 2023. Lo studio ha reclutato oltre 21.000 persone con più di 60 anni, suddivise in gruppi che ricevevano un multivitaminico più estratto di cacao, solo il multivitaminico, solo l’estratto di cacao oppure nulla. L’obiettivo principale — verificare una riduzione del rischio di malattie cardiovascolari e tumori — non è stato raggiunto, ma i ricercatori hanno individuato indizi utili nei dati.
In un sottogruppo di 958 partecipanti, l’età biologica è stata misurata all’inizio e dopo due anni: chi assumeva il multivitaminico quotidiano è invecchiato in media più lentamente, con un effetto pari a uno o due mesi lungo il biennio. L’estratto di cacao, invece, non ha mostrato alcun effetto.
Gli omega-3 e la ricerca di Zurigo
Un secondo filone di ricerca punta nella stessa direzione. Un team che comprendeva ricercatori dell’Università di Zurigo, in Svizzera, ha pubblicato lo scorso anno uno studio sulla supplementazione di acidi grassi omega-3 in persone tra i 70 e i 91 anni. Nell’arco di tre anni, chi assumeva l’integratore è invecchiato biologicamente in media tre mesi in meno rispetto a chi riceveva un placebo. L’aggiunta di vitamina D e di allenamento con i pesi portava il beneficio a quattro mesi.
Il dato mette in discussione la posizione tradizionale, secondo cui questi integratori non varrebbero la spesa a meno di una dieta carente nelle principali fonti di omega-3, ovvero pesce grasso, semi di lino, semi di chia e noci.
Perché la prudenza resta d’obbligo
Entrambi gli studi si basano sulle misurazioni dell’età biologica, notoriamente poco affidabili. Nessuno dei due ha riscontrato cambiamenti significativi nella salute effettiva dei partecipanti, e rallentare l’invecchiamento biologico non corrisponde necessariamente a ciò che conta davvero: un aumento degli anni vissuti in buona salute. La stessa Manson ha ipotizzato che i partecipanti potessero essere carenti di una o più vitamine, e che il multivitaminico si sia limitato a correggere tale deficit.
Vale la pena ricordare che, per chi vive alle latitudini più settentrionali, la vitamina D resta un’eccezione ampiamente riconosciuta nei mesi invernali, così come l’acido folico è raccomandato in gravidanza e la vitamina B12 per chi segue una dieta vegana. Al di là di questi casi, le prove restano fragili.
Come hanno osservato Daniel Belsky e Calen Ryan della Columbia University di New York in risposta allo studio sui multivitaminici, la dimostrazione che una semplice integrazione multivitaminica possa rallentare l’invecchiamento, anche solo di poco, avrebbe implicazioni sostanziali, comprese quelle per le linee guida di sanità pubblica. Un traguardo, avvertono gli esperti, non ancora raggiunto.
Assumete integratori nella speranza di restare giovani più a lungo, oppure preferite affidarvi solo all’alimentazione? Raccontateci la vostra esperienza nei commenti.




























