«È troppo tardi per salvare la sua dignità, ma non è troppo tardi per salvare il calcio. Dovrebbe andarsene. Subito». Con queste parole, affidate a un lungo intervento pubblico, l’ex Pallone d’Oro portoghese Luis Figo ha chiesto le dimissioni di Gianni Infantino dalla presidenza della Fifa. L’affondo dell’ex stella di Real Madrid e Barcellona arriva nel pieno della tempesta scatenata dal piano — poi ritirato — che avrebbe aperto una quota di alcune grandi competizioni, incluso il Mondiale, agli investitori privati. Una proposta che ha provocato reazioni durissime da parte di numerosi organismi del calcio, a partire dalla Uefa.
- Luis Figo chiede pubblicamente le dimissioni immediate del presidente Fifa Gianni Infantino.
- Al centro delle critiche il piano, poi ritirato, per far entrare capitali privati nel Mondiale.
- Le federazioni di Galles, Serbia e Svezia hanno ritirato il sostegno alla ricandidatura di Infantino.
«Ho incontrato dei veri e propri furfanti durante la mia carriera. Ma ciò che ho visto venire alla luce negli ultimi 10 giorni è il comportamento più vile, ingannevole e meschino che io abbia mai visto», ha scritto Figo.
Figo accusa Infantino di aver mentito e ingannato
«Potrei scrivere 10mila parole sui problemi della Fifa. Ma la soluzione ne richiede solo tre: Infantino deve andarsene», ha esordito il portoghese, ricordando di aver «amato il calcio per tutta la vita» e di essere stato «un giocatore professionista per 20 anni». La sua accusa più diretta riguarda proprio il progetto di cedere parte del torneo a fondi privati: «L’uomo che cercherebbe di imporre cambiamenti così radicali solo per arricchire se stesso e i suoi amici è una reliquia del passato di questo sport e non dovrebbe avere alcun ruolo nel suo futuro».
Figo ha contestato soprattutto la mancanza di trasparenza: «Se era un’idea così buona, perché non l’hai comunicata ai tuoi membri quando li avevi riuniti tutti in una stanza prima della finale dei Mondiali?». E ancora: «Se il piano era così vantaggioso, perché non essere onesti e ammettere che alla fine avrebbe garantito un lavoro da 30 milioni di dollari all’anno?». Secondo il portoghese, non è stato spiegato che, una volta venduta la propria quota, questa sarebbe «persa per sempre», diseredando i successori dalla proprietà della Coppa del Mondo.
La conclusione è netta: «Infantino ha svilito la carica di presidente della Fifa, che aveva promesso di elevare. Ha mentito, ingannato e cercato di arricchirsi a spese del calcio che avrebbe dovuto servire. Ha perso il sostegno del suo staff più anziano, dei suoi consiglieri più fidati, della stragrande maggioranza delle persone che dedicano la propria vita a questo sport».
Il piano dei fondi privati e il ritiro annunciato da Infantino
Al centro della bufera c’è la proposta che avrebbe consentito a investitori terzi di acquisire quote di minoranza, non di controllo, in una nuova società commerciale denominata FIFA Forward Enterprise. L’iniziativa ha incontrato una fortissima opposizione: la Uefa, l’organismo che governa il calcio europeo, ha minacciato di boicottare i futuri eventi Fifa, mentre critiche sono arrivate persino dal direttore operativo dello stesso organismo mondiale.
Sabato Infantino ha annunciato l’accantonamento del piano, spiegando che aveva «creato divisioni» ormai «non più nell’interesse dell’obiettivo fissato inizialmente». Ma, come segnalano le reazioni successive, il danno d’immagine sembrava ormai fatto.
Cresce il fronte di chi ritira il sostegno a Infantino
La Federazione calcistica gallese ha annunciato di aver ritirato il proprio appoggio alla ricandidatura di Infantino, seguita a stretto giro dalle federazioni serba e svedese. Anche l’ex allenatore dell’Arsenal Arsène Wenger, oggi responsabile dello sviluppo del calcio globale in Fifa, ha preso le distanze: secondo quanto riferito, ha definito la decisione di ritirare il piano «assolutamente necessaria e fuori discussione».
Il quadro spiega perché la posizione del numero uno della Fifa appaia oggi più fragile. Infantino, eletto per la prima volta alla guida del massimo organismo del calcio mondiale nel 2016, era già finito nel mirino per la gestione di alcune vicende legate al Mondiale 2026 e per il suo rapporto con il presidente statunitense Donald Trump. In questo contesto era attesa una riunione di crisi con i dirigenti Fifa in Marocco.
Le accuse di Figo colgono un problema reale nella governance del calcio o sono un attacco personale eccessivo? Diteci come la pensate sul futuro di Infantino alla guida della Fifa.































