L’endometriosi è una malattia cronica che tocca la vita di moltissime donne anche in Italia, dove il percorso verso la diagnosi resta spesso lungo e faticoso. Un nuovo, ampio studio danese aggiunge ora un tassello importante a questo quadro: le donne che ricevono una diagnosi di endometriosi fanno un uso nettamente maggiore di farmaci antidepressivi e ansiolitici e hanno molti più contatti con i reparti psichiatrici rispetto alle altre donne. Un divario che, secondo i ricercatori, non compare al momento della diagnosi ma è già osservabile fino a dieci anni prima.
- Studio registry-based dell’Università di Aarhus su 136.842 donne, pubblicato su Human Reproduction.
- Prima della diagnosi: +29% di ricette per antidepressivi e +16% per ansiolitici.
- Dopo la diagnosi il divario sale al 40% e al 46%.
- Lo studio evidenzia un’associazione, non un rapporto di causa-effetto.
La ricerca arriva dall’Università di Aarhus, in Danimarca, ed è stata pubblicata sulla rivista scientifica Human Reproduction. Si basa sui dati di 136.842 donne raccolti dai registri sanitari nazionali, uno strumento che consente di seguire l’uso di farmaci e i contatti con i servizi ospedalieri su archi temporali lunghi.
Il divario emerge già dieci anni prima della diagnosi
Nel periodo precedente alla diagnosi, le donne con endometriosi hanno ritirato il 29% in più di prescrizioni di antidepressivi e il 16% in più di ansiolitici rispetto alle altre. Dopo la diagnosi il divario cresce ulteriormente, arrivando rispettivamente al 40% e al 46%.
Il segnale, sottolineano gli autori, si mantiene costante lungo l’intero arco osservato: dai dieci anni precedenti ai dieci anni successivi alla diagnosi.
“Ciò che ci ha sorpreso è stato quanto il quadro fosse chiaro e persistente, e che la differenza non si riducesse nel tempo”, spiega Marie Josiasen, dottoranda al Dipartimento di Sanità Pubblica e tra le autrici dello studio. “Al contrario, le donne con endometriosi hanno ritirato costantemente più prescrizioni di antidepressivi rispetto alle donne senza la malattia lungo tutto il periodo.”
Perché la diagnosi non allevia il peso psicologico
Uno degli aspetti più rilevanti è che il carico mentale non diminuisce dopo la diagnosi: la differenza rispetto alle donne senza endometriosi diventa anzi più marcata negli anni successivi.
“Una diagnosi può essere un sollievo, ma implica anche fare i conti con il fatto di avere una malattia cronica”, osserva Josiasen. Lo studio non individua le cause del disagio, ma la ricercatrice indica alcune possibili spiegazioni: il dolore prolungato, l’incertezza sull’origine dei sintomi, la frustrazione di non poter vivere la vita desiderata e, per alcune donne, i problemi di fertilità.
È importante ricordare che si tratta di uno studio osservazionale: mostra un’associazione tra endometriosi e maggior ricorso ai farmaci per la salute mentale, ma non dimostra un rapporto di causa-effetto. La ricerca, inoltre, non chiarisce se una diagnosi più precoce possa ridurre il peso psicologico.
Cosa significa per chi convive con la malattia
Per le pazienti, questi dati suggeriscono che la dimensione psicologica dell’endometriosi meriterebbe attenzione lungo l’intero percorso, non solo dopo la diagnosi. Il fatto che il segnale emerga anni prima indica quanto possa pesare la fase di sintomi non ancora spiegati, un tratto comune a molte donne che affrontano tempi di attesa lunghi prima di ricevere una risposta clinica.
Come parte del suo progetto di dottorato, Josiasen studierà il ruolo della contraccezione ormonale nella salute mentale delle donne con endometriosi. “Vediamo che molte ricevono farmaci e sono in contatto con i servizi psichiatrici, ma ci manca ancora la comprensione di ciò che davvero aiuta queste donne”, conclude. “È questo che voglio contribuire a scoprire.”
Il percorso verso una diagnosi di endometriosi è spesso lungo: quanto pensi che venga considerato il benessere psicologico delle pazienti? Raccontaci la tua opinione nei commenti.































