«Riguardano soprattutto le persone dai 75 anni in su», ma colpiscono «tutte le fasce d’età a partire dai 45 anni»: con queste parole il ministero della Salute francese ha inquadrato mercoledì il bilancio più pesante di un’estate storicamente calda. Le autorità sanitarie hanno reso noto di aver registrato oltre 7.300 decessi in eccesso durante le ondate di calore che dall’inizio dell’anno hanno investito il Paese, mentre un’analisi dell’agenzia AFP indica che la Francia ha vissuto un numero record di giornate roventi dalla metà di giugno. I dati definitivi sono attesi per l’autunno.
- Totale di 7.307 decessi in eccesso registrati dalla fine di maggio alla seconda metà di luglio.
- 52 giorni di canicola dal 17 giugno, un primato dal 1947.
- Tre ondate di calore consecutive: 14 giorni a giugno, 16 a luglio e altri 22 iniziati a fine luglio e non ancora conclusi al 18 agosto.
Le autorità: «Morti per tutte le cause, non ancora attribuibili al caldo»
Santé publique France, l’agenzia nazionale di sanità pubblica, ha spiegato di aver contato 1.243 decessi in più del normale tra il 2 e il 22 luglio. Questi si aggiungono ai 5.764 morti in eccesso rilevati tra il 17 e il 30 giugno e ai 300 individuati finora durante il primo periodo di temperature elevate di fine maggio, per un totale di 7.307.
L’agenzia ha precisato che si tratta di decessi «dovuti a tutte le cause» e che «non possono ancora essere attribuiti in modo definitivo al caldo». È una cautela importante: l’eccesso di mortalità misura infatti quanti decessi in più si verificano rispetto a un periodo normale, ma il nesso diretto con le temperature richiede analisi successive. Le cifre conclusive arriveranno in autunno.
Un Paese poco attrezzato contro il caldo
La Francia è stata colpita da tre ondate di calore in rapida successione. Il Paese – in parte poco attrezzato ad affrontare le alte temperature e dove i condizionatori restano poco diffusi – ha così accumulato 52 giorni di canicola dal 17 giugno, secondo l’analisi AFP. Dall’inizio della prima ondata ci sono state soltanto due tregue, di tre e otto giorni.
Il numero di giornate di canicola di quest’anno supera nettamente i 33 giorni del 2022 e i 22 dell’estate letale del 2003.
I numeri record dell’estate 2026
Secondo Météo-France, il servizio meteorologico nazionale, la Francia ha registrato nel 2026 più giornate di ondata di calore di qualsiasi altro anno da quando esistono le rilevazioni, cioè dal 1947. Anche il 2022, l’anno di riferimento precedente, aveva visto tre ondate distinte, ma la loro durata complessiva era stata quasi 20 giorni inferiore a quella di quest’anno.
Il caldo estremo aveva contribuito a oltre 15.000 morti in Francia nel 2003, ma l’ondata principale si era concentrata in circa due settimane di agosto. Quell’episodio resta a oggi il più severo mai osservato, in base a un indicatore che combina durata e intensità del caldo. Il 2026 ha però segnato un nuovo primato: il 24 e il 25 giugno sono stati i giorni più caldi mai registrati in media sulla Francia continentale, con l’indicatore nazionale – che combina le letture diurne e notturne di 30 stazioni di riferimento – che ha toccato i 30°C, superando il precedente record del 2003.
L’ondata iniziata a fine luglio è nel frattempo diventata la seconda più lunga mai registrata a livello nazionale: con 22 giorni e ancora in corso, è vicina ai 23 giorni della canicola del luglio 1983.
Un fenomeno sempre più frequente in tutta l’Europa occidentale
Il quadro francese si inserisce in una tendenza più ampia: oltre la metà delle 54 ondate di calore vissute dalla Francia dal 1947 si è concentrata dopo il 2010. Météo-France definisce ondata di calore nazionale un periodo di più giorni con temperature significativamente superiori alla norma: scatta quando l’indicatore raggiunge o supera i 25,3°C per un giorno e la media nazionale resta pari o superiore a 23,4°C per almeno tre giorni consecutivi.
Al di là dei confini francesi, l’Europa occidentale ha vissuto l’inizio d’estate più caldo mai registrato, con ondate ricorrenti a giugno e luglio che hanno provocato siccità diffusa e incendi devastanti, alimentati – ricordano le fonti – dal riscaldamento globale di origine umana. Per un lettore italiano è un segnale che riguarda da vicino un Paese confinante e un’area climatica condivisa, dove estati sempre più estreme mettono alla prova soprattutto la popolazione anziana.
Come dovrebbero attrezzarsi le città europee, spesso poco preparate al caldo, di fronte a estati sempre più roventi? Condividi la tua opinione nei commenti.































