Vivere accanto ai grandi carnivori può renderci più sicuri alla guida. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Current Biology, la presenza dei puma — i felini selvatici noti anche come coguari, leoni di montagna o pantere — modifica il comportamento dei cervi al punto da ridurre drasticamente gli incidenti stradali provocati dalla fauna selvatica. La ricerca, condotta nella penisola Olympic, nello stato di Washington, ha stimato una riduzione del 76% del numero di collisioni tra veicoli e cervi lungo un periodo di cinque anni nelle aree ad alta presenza dei predatori. Un beneficio, sottolinea la ricercatrice Liana Zanette, offerto “completamente a costo zero”.
- Dove i puma sono presenti, le collisioni tra auto e cervi si riducono del 76% in cinque anni.
- La probabilità di un singolo incidente cala del 67% grazie ai cambiamenti nel comportamento dei cervi.
- Lo studio si basa su oltre 500 fototrappole e quasi 60 puma dotati di radiocollare.
Il meccanismo individuato dai ricercatori è indiretto ma efficace: i cervi, per evitare i predatori, cambiano i luoghi e gli orari in cui si muovono. Dove i puma sono presenti, gli animali risultano il 15% meno propensi a frequentare le zone attraversate da molte strade, preferendo gli habitat più remoti. Inoltre diventano più attivi di giorno e meno di notte, quando gli incidenti tendono ad avere conseguenze più gravi.
Il comportamento dei cervi cambia per sfuggire ai predatori
“Abbiamo scoperto che i grandi carnivori possono rendere le strade più sicure attraverso i loro effetti sul comportamento e sull’uso dello spazio delle prede”, spiega l’autore principale Justin Suraci, di Conservation Science Partners, con sede a Truckee, in California. “I cervi cercano di evitare il rischio rappresentato dai puma e, così facendo, trascorrono meno tempo vicino alle strade e sono coinvolti in meno collisioni.”
Secondo Suraci, i margini boschivi lungo le strade e ai confini dei centri abitati sono proprio le zone di caccia ideali per i felini: “Possono nascondersi nella foresta e attaccare un cervo che si nutre lungo il ciglio della strada”. È questo pericolo a spingere le prede lontano dalle aree più frammentate e ad alta densità viaria.
Complessivamente, i ricercatori hanno calcolato una riduzione del 67% della probabilità di una collisione tra un cervo e un veicolo. I dati raccolti tramite i radiocollari hanno inoltre mostrato uno spostamento degli incidenti verso le ore diurne, generalmente meno pericolose di quelle notturne.
Una collaborazione con le comunità native e centinaia di fototrappole
Lo studio ha potuto contare su un’ampia base di dati. “Abbiamo lavorato con comunità di nativi americani, che gestiscono i propri programmi di monitoraggio della fauna”, racconta Suraci. Nell’ambito di queste iniziative sono state installate oltre 500 fototrappole e quasi 60 puma sono stati dotati di radiocollare, consentendo di ricostruire con precisione dove e quando cervi e predatori fossero presenti.
Il concetto illustrato è quello che gli ecologi chiamano “paesaggio della paura”: la sola presenza del predatore, indipendentemente dal numero di prede effettivamente uccise, basta a modificare i comportamenti degli animali. “È un ottimo lavoro”, commenta Liana Zanette della Western University in Canada. “Gli autori dimostrano magnificamente che la semplice presenza dei grandi carnivori può ridurre le collisioni tra veicoli e cervi.”
Non è un caso isolato: anche i lupi avevano ridotto gli incidenti
Il fenomeno non riguarderebbe solo i puma. Uno studio del 2021 condotto nel Wisconsin aveva rilevato che il ritorno dei lupi in una contea aveva ridotto del 24% le collisioni tra veicoli e cervi, con benefici economici stimati 63 volte superiori ai costi legati alle predazioni sul bestiame. In quel caso la diminuzione era dovuta sia ai cambiamenti nel comportamento dei cervi sia al calo del loro numero per effetto della predazione.
La cosiddetta “sicurezza stradale” diventa così uno dei servizi ecosistemici che i grandi carnivori possono offrire alle comunità umane, spesso senza che ce ne accorgiamo.
Perché questi risultati contano nel dibattito sulla convivenza
Gli autori sperano che una migliore comprensione di questi meccanismi possa contribuire ad aumentare la tolleranza verso i predatori. Il tema è particolarmente attuale negli Stati Uniti orientali e in Canada, dove i puma stanno lentamente e naturalmente ricolonizzando alcuni territori e dove si discute di possibili programmi di reintroduzione.
“Quando parliamo di puma, ci concentriamo spesso sui rischi che rappresentano, ma raramente ci fermiamo a considerare i molti modi in cui ci portano beneficio”, osserva Mark Elbroch dell’organizzazione Panthera, con sede a New York. “Convivere con i grandi carnivori non significa soltanto proteggere la fauna selvatica: significa proteggere i molti modi in cui essa, silenziosamente, ci fa del bene ogni giorno.”
Suraci ricorda inoltre che i grandi predatori potrebbero fornire ulteriori vantaggi meno evidenti, come la riduzione dei danni causati dai cervi a colture e giardini e il contenimento della diffusione di malattie come quella di Lyme. Un aspetto che, spiegano i ricercatori, richiede comunque agli esseri umani di modificare atteggiamenti e comportamenti per rendere possibile la coesistenza.
E secondo voi, i benefici indiretti come strade più sicure possono cambiare il modo in cui guardiamo alla presenza dei grandi predatori? Lasciateci la vostra opinione nei commenti.































