La partita sulla fusione tra Paramount e Warner Bros. Discovery passa anche per Bruxelles: la scorsa settimana la Commissione europea ha dato il via libera all’operazione, seppur con alcune condizioni. Ma se l’Unione europea ha già preso la sua decisione, nel Regno Unito lo scontro resta aperto. E a rilanciarlo sono tre attori di primo piano — Benedict Cumberbatch, Alan Cumming e Benedict Wong — che con un editoriale pubblicato sul Guardian chiedono a Londra di intervenire per fermare quella che definiscono una fusione capace di “infliggere un danno enorme al pubblico britannico”. L’obiettivo del loro appello è la ministra della Cultura Lisa Nandy.
- Cumberbatch, Cumming e Wong firmano un editoriale sul Guardian contro la fusione da 111 miliardi di dollari.
- La ministra della Cultura Lisa Nandy si è detta “orientata a intervenire”, ma non ha ancora deciso.
- La Commissione europea ha approvato l’operazione con condizioni; negli USA 12 Stati guidati dalla California hanno fatto causa per bloccarla.
L’editoriale, intitolato “A TV and cinema calamity could be disastrous for what you watch and what you know”, invita esplicitamente Nandy a sottoporre l’accordo a un’indagine sull’interesse pubblico. “Nandy ha aperto la porta all’intervento. Deve attraversarla, per il bene di chi fa televisione e cinema nel Regno Unito e di chi li guarda”, scrivono i tre attori. Una scelta che, aggiungono, “potrebbe rivelarsi una delle decisioni più importanti prese da un ministro della Cultura per il cinema, la televisione e i media britannici in una generazione”.
I timori riguardano i posti di lavoro e la concentrazione dell’informazione
Al centro delle preoccupazioni ci sono i “mezzi di sussistenza di migliaia di lavoratori”, oltre al finanziamento del cinema indipendente e al destino dell’emittente di servizio pubblico Channel 5, oggi di proprietà Paramount. Gli attori citano cifre a sostegno del comparto: 180.000 posti di lavoro sostenuti dall’industria e una spesa produttiva di 6,8 miliardi di sterline (circa 7,8 miliardi di euro) registrata lo scorso anno.
Il nodo più delicato, secondo i tre firmatari, è la concentrazione dell’informazione: la società risultante dalla fusione controllerebbe 5 News, CNN International e CBS News.
“Un solo proprietario che controlla così tanta informazione, e la verità, mette in pericolo il pubblico in un modo che nessuna consolidazione ordinaria comporta”, scrivono. Nell’editoriale viene ricordato anche che l’amministratore delegato di Paramount avrebbe riferito a Donald Trump l’intenzione di apportare “cambiamenti radicali” alla CNN qualora l’accordo andasse in porto. Cumberbatch, Cumming e Wong sostengono inoltre che chi controlla gli archivi giornalistici di CNN e CBS controllerebbe “la materia prima della nostra memoria storica”.
Una battaglia che si gioca su più fronti, dagli USA all’Europa
L’appello si inserisce in un contesto internazionale in movimento. Negli Stati Uniti, dodici Stati guidati dalla California hanno fatto causa in tribunale federale per bloccare l’operazione, avvertendo che porterebbe ad “aumentare i prezzi, ridurre il numero di film prodotti e degradare la qualità di ciò che il pubblico vede”. Nel fine settimana Paramount ha inoltre accettato di rinviare la chiusura dell’accordo fino all’esito del processo antitrust.
Nel Regno Unito la situazione è più sfumata. Nandy si è detta “orientata a intervenire”, ma non ha ancora deciso se avviare un’indagine completa; la conclusione è attesa al rientro del Parlamento dalla pausa estiva, previsto a settembre. Va ricordato che il regime britannico di controllo sulle fusioni non è sospensivo: in teoria l’operazione potrebbe chiudersi anche senza il via libera di Londra, sebbene David Ellison abbia dichiarato di voler rispettare l’iter britannico. Sul dossier lavora anche l’autorità per la concorrenza, la Competition and Markets Authority (CMA).
Nandy, che ha mantenuto il proprio incarico dopo un rimpasto di governo, si trova a gestire più fronti caldi nel settore dei media, tra cui l’acquisizione di ITV da parte di Sky (controllata da Comcast) e il rinnovo della royal charter della BBC. Cumming, dal canto suo, si era già speso in prima persona: aveva pubblicato un video nell’ambito della coalizione “Block the Merger UK”, invitando i cittadini a scrivere al Dipartimento per la Cultura, i Media e lo Sport o all’ente regolatore Ofcom.
Ritenete che le grandi fusioni tra colossi dei media minaccino davvero la pluralità dell’informazione e la varietà di ciò che vediamo sugli schermi? Diteci la vostra.




























