Paramount Skydance ha diffuso martedì i conti del secondo trimestre, mostrando la crescita dello streaming e il declino della televisione tradizionale, e ha alzato le stime sull’intero esercizio. Nello stesso giorno, però, è arrivata una notizia sgradita per l’azienda guidata dal CEO David Ellison: il giudice incaricato di esaminare la causa antitrust contro l’acquisizione di Warner Bros. Discovery ha fissato l’inizio del processo a marzo, invece che a novembre come lo studio aveva richiesto. La megaoperazione da circa 110 miliardi di dollari (all’incirca 100 miliardi di euro) resta così congelata, mentre il gruppo insiste sulla propria fiducia nella chiusura dell’affare.
- Ricavi trimestrali a 6,91 miliardi di dollari, in crescita dell’1% su base annua.
- Utile netto sceso a 41 milioni di dollari (4 centesimi per azione) dai 57 milioni dell’anno prima.
- Paramount+ ha aggiunto 2 milioni di abbonati, arrivando a 81,6 milioni nel mondo.
- Un giudice ha fissato a marzo il processo antitrust sulla fusione con Warner Bros. Discovery.
Lo streaming spinge, la TV via cavo frena
Nel trimestre chiuso il 30 giugno, i ricavi totali hanno raggiunto 6,91 miliardi di dollari, superando le attese di Wall Street ma con un utile netto in calo a 41 milioni (4 centesimi per azione) rispetto ai 57 milioni (8 centesimi) di un anno prima. Il segmento direct-to-consumer, che comprende Paramount+, BET+ e la piattaforma gratuita Pluto TV, è cresciuto del 9% a circa 2,5 miliardi di dollari, mentre i ricavi degli studi cinematografici sono aumentati del 16% a 1,31 miliardi. In controtendenza la divisione TV Media — che include CBS e i canali via cavo — scesa del 9% a circa 3,13 miliardi.
L’azienda ha definito il periodo “il miglior trimestre di sempre per la fidelizzazione di Paramount+”, trainato dallo spin-off di “Yellowstone” “Dutton Ranch”, dagli incontri UFC e dalla trasmissione dei Mondiali FIFA in alcuni Paesi dell’America Latina.
Guidance rivista al rialzo grazie ai risparmi
Paramount ha alzato le stime per l’intero 2026 sull’EBITDA rettificato, portandolo in una forbice tra 3,8 e 3,9 miliardi di dollari, grazie ai risparmi legati alla fusione dello scorso anno tra Paramount e Skydance. Il gruppo prevede ora oltre 2,7 miliardi di dollari di efficienze entro la fine del 2026, sopra la precedente proiezione, e conferma l’obiettivo di oltre 3 miliardi dalla combinazione tra le due società. Per l’intero anno resta atteso un fatturato di 30 miliardi di dollari, pari a una crescita del 4%.
La fusione con Warner e il muro della causa antitrust
Paramount aveva vinto lo scorso febbraio la gara per Warner Bros. Discovery con un’offerta tutta in contanti da 31 dollari per azione. L’operazione ha ottenuto il via libera, o comunque nessuna opposizione, da autorità e governi di 65 giurisdizioni, tra cui la Commissione europea, Stati Uniti, Cina, Germania, Francia, Spagna e Canada. A bloccarla è però la causa antitrust promossa da una coalizione di 12 procuratori generali statali, guidati da Rob Bonta della California, secondo cui l’acquisizione danneggerebbe la concorrenza nel cinema e nella televisione.
Ellison ha ribadito la propria fiducia, sostenendo che l’unione creerebbe un concorrente più forte contro i colossi tecnologici. Secondo i numeri citati dall’azienda, anche unite Paramount e Warner Bros. Discovery rappresenterebbero appena il 13,4% del tempo di visione totale tra TV e streaming negli Stati Uniti e il 18% del box office domestico nell’ultimo anno.
Per accettare il rinvio, Paramount ha concordato di posticipare la chiusura fino al 1° giugno 2027, o fino alla risoluzione delle cause, ma il tempo ha un costo: dal 1° ottobre lo studio dovrà versare agli azionisti Warner una “ticking fee” di circa 7 milioni di dollari al giorno finché l’accordo non sarà completato.
Un precedente che pesa: il caso AT&T-Time Warner
Il rischio maggiore, sottolineano gli analisti, non è tanto perdere in tribunale quanto il tempo. Hollywood ha già vissuto una vicenda simile: nel 2016 AT&T annunciò l’acquisto di Time Warner, il Dipartimento di Giustizia fece causa nel 2017 e l’operazione si chiuse solo nel giugno 2018. Mentre le due aziende combattevano in aula e poi faticavano a integrarsi, Disney procedeva con l’acquisizione di gran parte di 21st Century Fox e lanciava Disney+ nel novembre 2019, sei mesi prima dell’arrivo di HBO Max. Il ritardo regolatorio consumò tempo e attenzione del management in una fase decisiva per lo sviluppo dello streaming. Anche se dovesse spuntarla in tribunale, Paramount potrebbe scoprire che la sua è una vittoria di Pirro, arrivata troppo tardi.
Secondo voi Paramount riuscirà davvero a portare a termine la fusione con Warner Bros. Discovery, o il lungo iter legale rischia di far perdere terreno di fronte a Netflix e ai giganti tech? Diteci la vostra.































