Ciò che accade sul mercato dei titoli di Stato americani non resta confinato oltreoceano: i rendimenti dei Treasury sono considerati il parametro di riferimento per il costo del denaro a livello globale e orientano, di riflesso, anche i tassi che pesano sui risparmiatori e sulle imprese europee. Per questo l’avvicinarsi del debito federale statunitense alla soglia dei 40.000 miliardi di dollari — attesa già in questi giorni — riguarda da vicino anche chi investe o si finanzia in Italia. A metà agosto il debito pubblico USA si attestava intorno ai 39.900 miliardi di dollari, secondo i dati ufficiali del Tesoro americano.
- Il debito pubblico USA è vicino ai 40.000 miliardi di dollari e potrebbe superare la soglia in questi giorni.
- Bank of America invita a diffidare dei titoli di Stato a lunga scadenza con la strategia «Anything but Bonds».
- Il rendimento del Treasury decennale è salito al 4,6%, quello a 30 anni al 5,2%.
La strategia «Tutto tranne i bond» di Bank of America
Michael Hartnett, chief investment strategist di Bank of America Research, ha trasformato il peggioramento dei conti pubblici americani in uno dei suoi temi d’investimento centrali. La sua tesi, sintetizzata nella formula «Anything but Bonds» («tutto tranne i titoli di Stato»), invita gli investitori a diffidare del debito governativo a lunga scadenza finché gli Stati Uniti continueranno a registrare deficit ampi e il mercato pretenderà rendimenti più alti per finanziarli. Hartnett prevede che il debito americano raggiunga i 50.000 miliardi di dollari entro il 2029.
Il problema, spiega lo strategist, non è tanto la mole del debito in sé, quanto la necessità di rifinanziarlo di continuo emettendo nuovi titoli. Questa offerta crescente deve essere assorbita dagli investitori: se questi si mostrano meno disposti a comprare ai rendimenti attuali, il governo è costretto a offrire tassi più elevati.
Rendimenti in salita e il rovescio della medaglia per chi possiede bond
La dinamica è già visibile sul mercato: il rendimento del Treasury a dieci anni ha toccato il 4,6%, mentre quello a trent’anni è salito al 5,2%, riflettendo i timori su inflazione, sostenibilità fiscale e sull’enorme volume di indebitamento pubblico.
Per chi detiene obbligazioni, i rendimenti in aumento sono un’arma a doppio taglio: i nuovi titoli diventano più remunerativi, ma quelli già in circolazione perdono valore. Più lunga è la scadenza, maggiore è la sensibilità del prezzo alle variazioni dei tassi — ciò rende i Treasury a lunga durata particolarmente esposti.
«Il mercato azionario statunitense ha toccato un massimo storico lo stesso giorno in cui i Treasury sono stati collocati al rendimento più alto degli ultimi 25 anni», ha osservato Hartnett. «Questa è la realtà.»
Un circolo vizioso tra debito e interessi
Nei primi dieci mesi dell’anno fiscale 2026 il governo federale ha preso in prestito 1.800 miliardi di dollari, di cui 432 miliardi solo a luglio. Ogni nuovo debito genera nuovi interessi, e questi ultimi alimentano deficit più ampi, che a loro volta impongono ulteriori emissioni di titoli. La spesa per interessi sul debito ha raggiunto circa 1.400 miliardi di dollari nell’ultimo anno, secondo l’analisi di Hartnett, che ritiene la strategia «Anything but Bonds» destinata a durare finché il rendimento del titolo a cinque anni non scenderà sotto circa il 3,25%.
Perché tutto questo può toccare la vita quotidiana
Il mercato obbligazionario resta uno degli indicatori più chiari sullo stato di salute dell’economia, perché i rendimenti dei Treasury riflettono le attese su inflazione, crescita e capacità dello Stato di gestire i propri conti. Quando i rendimenti salgono, le conseguenze vanno ben oltre i portafogli obbligazionari: i tassi dei Treasury contribuiscono a fissare il costo di riferimento del credito nell’intera economia, traducendosi potenzialmente in mutui, prestiti alle imprese e credito al consumo più costosi, con possibili rallentamenti su investimenti, mercato immobiliare e consumi.
Proprio su questo fronte un gruppo di ricerca ha esaminato le ricadute concrete su tre profili tipici: uno studente che finanzia gli studi universitari, una famiglia che compra casa e un beneficiario della previdenza sociale. Di fronte a questo scenario, Hartnett guarda oltre il reddito fisso tradizionale, indicando come alternative l’oro, le azioni e opportunità in settori come le biotecnologie e l’immobiliare.
Ritenete che l’aumento dei rendimenti americani finirà per pesare anche sui mutui e sui risparmi in Italia? Condividete la vostra opinione nei commenti.































