Membro della NATO ma tra i critici più duri dell’offensiva israeliana a Gaza, la Turchia guidata dal presidente Recep Tayyip Erdogan ha più volte chiesto misure internazionali contro Israele per quelle che Ankara definisce violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale. Ora il governo turco compie un nuovo passo: ha annunciato di aver emesso un mandato d’arresto internazionale nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e di aver chiesto all’Interpol una “red notice” per la sua localizzazione e cattura. La mossa nasce dall’inchiesta sull’intercettazione della Global Sumud Flotilla, la spedizione di imbarcazioni cariche di aiuti umanitari diretta a Gaza lo scorso maggio.
- Ankara ha emesso mandati d’arresto contro Netanyahu e il cittadino israeliano Afek Moskovitch, con l’accusa di genocidio.
- Il procedimento turco coinvolge complessivamente 35 imputati e riguarda l’intercettazione della Flotilla in acque internazionali.
- Il ministero della Giustizia ha chiesto a quello dell’Interno di attivare la procedura per una red notice dell’Interpol.
- L’ufficio di Netanyahu ha definito Erdogan un “dittatore antisemita”.
Le accuse mosse da Ankara contro Netanyahu e un soldato israeliano
Ad annunciare la decisione è stato il ministro della Giustizia turco Akin Gurlek. In un messaggio su X ha spiegato che, in conformità con i mandati d’arresto emessi il 14 luglio contro Benjamin Netanyahu e Afek Moskovitch per “genocidio”, il ministero della Giustizia ha chiesto al ministero dell’Interno di emettere una red notice dell’Interpol “affinché possano essere ricercati a livello internazionale”.
Secondo le autorità turche, i due sono perseguiti per “crimini contro l’umanità, genocidio, privazione aggravata della libertà, aggressione e percosse, tortura, distruzione di proprietà, saccheggio aggravato e dirottamento di mezzi di trasporto”. Il procedimento coinvolge complessivamente 35 imputati per l’intercettazione avvenuta in acque internazionali. Moskovitch, riferiscono i media turchi, sarebbe un soldato israeliano accusato anche per azioni condotte a Gaza.
“Non consentiremo che i crimini commessi a Gaza vengano insabbiati, né che i responsabili siano protetti da uno scudo di impunità”, ha dichiarato Gurlek, assicurando che la Turchia userà “tutti gli strumenti previsti dal diritto nazionale e internazionale”.
Cos’è una red notice dell’Interpol e quali sono i suoi limiti
La red notice è una richiesta rivolta alle forze di polizia di tutto il mondo per localizzare e arrestare provvisoriamente una persona in vista di un’eventuale estradizione. È importante chiarire cosa non è: non si tratta di un mandato di cattura internazionale con efficacia automatica. L’Interpol esamina le richieste presentate dai suoi Stati membri, e ogni Paese resta libero di decidere se dare o meno seguito alla segnalazione sul proprio territorio.
In termini pratici, questo significa che l’eventuale accoglimento della richiesta turca avrebbe un peso soprattutto simbolico e diplomatico: renderebbe più delicati per Netanyahu gli spostamenti internazionali, senza però tradursi in un arresto certo.
Il caso della Global Sumud Flotilla e le proteste internazionali
La vicenda risale allo scorso maggio, quando le forze israeliane aprirono il fuoco su almeno due imbarcazioni della Global Sumud Flotilla che navigavano verso Gaza nell’ennesimo tentativo di far arrivare aiuti nell’enclave. Circa cinquanta imbarcazioni erano partite dalla Turchia dirette al territorio palestinese assediato.
Secondo la ricostruzione riportata da diverse fonti, circa 430 membri degli equipaggi delle imbarcazioni intercettate nel Mediterraneo, a ovest di Cipro, furono condotti con la forza in Israele e detenuti nel carcere di Ketziot prima di essere espulsi. Alcuni attivisti hanno accusato le forze di sicurezza israeliane di violenze fisiche o sessuali durante la detenzione. Grande indignazione suscitò anche un video diffuso dal ministro israeliano della Sicurezza nazionale Itamar Ben-Gvir, che mostrava gli attivisti costretti in ginocchio con le mani legate dietro la schiena.
La replica di Israele e il fronte giudiziario europeo
La risposta dell’ufficio di Netanyahu è stata immediata e durissima. Erdogan è stato definito “un dittatore antisemita” e la richiesta turca liquidata come un “tentativo patetico di intimidire i leader e i soldati di Israele, l’unica vera democrazia in Medio Oriente”. Israele ha promesso di “agire con forza contro i tentativi della Turchia di destabilizzare la regione” e respinge da sempre le accuse di violazioni del diritto internazionale.
L’iniziativa di Ankara non è isolata: anche Francia, Italia e Australia hanno avviato procedimenti giudiziari legati alla detenzione degli attivisti, un elemento che rende la vicenda particolarmente rilevante anche per il lettore italiano. Maria Elena Delia, portavoce italiana della Global Sumud Flotilla, ha accolto con favore la decisione turca: “Accogliamo con favore qualunque iniziativa giudiziaria che riconosca l’illegalità delle azioni compiute dal governo israeliano contro la Global Sumud Flotilla e che contribuisca a rompere un’impunità che dura da troppo tempo”.
Ritenete che strumenti come la red notice dell’Interpol possano davvero incidere sui casi che coinvolgono leader politici, oppure resteranno solo un gesto simbolico? Condividete la vostra opinione nei commenti.































