Gli Stati Uniti hanno colpito per la prima volta direttamente il vertice della Corte Penale Internazionale (Cpi). Martedì il Segretario di Stato Marco Rubio ha annunciato nuove sanzioni contro la presidente della Corte, la giudice giapponese Tomoko Akane, e contro il legale senegalese Abdoulaye Seye, uno dei principali avvocati d’accusa dell’istituzione con sede all’Aia. La decisione, ufficializzata dal Dipartimento del Tesoro, rappresenta l’ultima escalation della campagna dell’amministrazione Trump contro il tribunale, che Washington accusa di essere “corrotto” e “politicizzato”. Gli Stati Uniti non fanno parte della Cpi e non ne riconoscono la giurisdizione.
- Sanzionate la presidente della Cpi Tomoko Akane e il legale senior Abdoulaye Seye.
- Le misure congelano gli eventuali beni negli USA ed escludono i due dal sistema finanziario americano, a partire dal 17 settembre.
- La Corte replica: colpire chi applica la legge mette a rischio l’ordine giuridico internazionale.
“L’amministrazione Trump sta sanzionando la presidente della Cpi Tomoko Akane e il legale senior Abdoulaye Seye nella nostra incrollabile missione di proteggere gli americani da questa parodia di tribunale”, ha scritto Rubio sui social. Secondo il Segretario di Stato, i due “hanno preso parte direttamente agli sforzi della Cpi di indagare, arrestare, detenere o perseguire funzionari il cui governo non ha acconsentito alla giurisdizione della Corte”.
Cosa comportano concretamente le sanzioni
Le misure congelano gli eventuali beni che i due funzionari possiedono negli Stati Uniti e vietano alle entità con sede americana di intrattenere transazioni con loro, con effetto dal 17 settembre. Nella pratica, questo significa l’esclusione di fatto dal sistema finanziario statunitense, con cui la quasi totalità delle banche operanti a livello internazionale intrattiene stretti legami. Le sanzioni impediscono inoltre l’ingresso negli Stati Uniti.
Akane, magistrata giapponese, è presidente della Cpi dalla sua elezione nel marzo 2024. Seye, di origine senegalese, ricopre il ruolo di legale senior d’accusa presso la Corte.
Non si tratta di un caso isolato: Washington ha già sanzionato più di una dozzina di giudici e procuratori della Cpi, provocando la reazione degli istituti finanziari, che di fatto li hanno esclusi da buona parte del sistema bancario internazionale.
Che cos’è la Corte Penale Internazionale
Istituita nel 2002 dalla comunità internazionale e con sede all’Aia, nei Paesi Bassi, la Cpi ha il mandato di perseguire i crimini internazionali più gravi: genocidio, crimini di guerra e crimini contro l’umanità. La Corte afferma la propria giurisdizione solo quando gli Stati membri non sono in grado o non intendono perseguire tali atrocità autonomamente. Lo statuto le riconosce inoltre il potere di perseguire cittadini di Stati non membri per crimini commessi sul territorio di uno dei suoi 125 Stati aderenti, anche quando i responsabili non rientrano tra i Paesi membri. È proprio su questo punto che ruota il conflitto con gli Stati Uniti, che non hanno mai ratificato il trattato istitutivo.
Perché Washington attacca il tribunale
L’offensiva americana affonda le radici nelle indagini che hanno toccato gli Stati Uniti e il loro alleato Israele. Nel 2024 la Corte ha emesso mandati d’arresto nei confronti del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e dell’ex ministro della Difesa Yoav Gallant per presunti crimini di guerra durante la guerra a Gaza. In passato, nel 2020, la Cpi aveva aperto un’inchiesta sulle presunte violazioni commesse dalle truppe statunitensi in Afghanistan.
Rubio sostiene che la Corte rappresenti una minaccia per il personale statunitense impegnato nell’attuazione delle politiche migratorie dell’amministrazione o nelle operazioni contro imbarcazioni sospettate di trasportare droga in acque internazionali, oltre che per altri membri delle forze armate USA. Il Dipartimento di Stato ha definito la Cpi “un tribunale sovranazionale corrotto e fatalmente politicizzato”. Lo stesso trattamento è toccato in passato a figure come la Relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese, che dalla sua sanzione non può di fatto disporre di un conto corrente bancario.
La reazione della Corte e cosa può succedere ora
La Cpi ha respinto l’approccio di Washington dichiarandosi “non intimidita” e schierandosi a fianco di tutto il proprio personale. “Quando gli operatori giudiziari vengono minacciati per aver applicato la legge, è l’ordine giuridico internazionale stesso a essere messo a rischio”, ha affermato la Corte in una nota.
Sul fronte legale, a giugno tre giudici della Corte hanno intentato una causa contro l’amministrazione Trump, definendo le sanzioni illegittime e uno strumento “arbitrario e capriccioso” per limitare l’indipendenza giudiziaria del tribunale. La scorsa settimana, secondo le fonti, quattro organizzazioni per i diritti umani hanno seguito la stessa strada, sostenendo che le misure negano giustizia alle vittime dei crimini di guerra.
Rubio ha anche annunciato che Washington intensificherà gli sforzi per indebolire l’istituzione, anche attraverso una campagna diplomatica volta a convincere altri Paesi ad abbandonarla. Ciad e Venezuela hanno già annunciato l’intenzione di ritirarsi dalla Cpi, con i critici che indicano l’influenza statunitense tra i fattori determinanti. Per l’equilibrio del sistema di giustizia internazionale, questo significa che la pressione americana potrebbe tradursi in un progressivo indebolimento della base di adesioni su cui la Corte fonda la propria autorità.
Le sanzioni contro i vertici della Cpi rafforzano o minano l’ordine giuridico internazionale? Diteci la vostra opinione nei commenti.































