OpenAI avrebbe sciolto alla fine del mese scorso il suo preparedness team, il gruppo incaricato di valutare se i modelli di intelligenza artificiale rappresentassero rischi gravi e di sviluppare strategie per mitigarli. Lo riferisce il Financial Times. Secondo la ricostruzione, le competenze del team non sono state eliminate del tutto ma frammentate: le responsabilità sono state suddivise per aree specifiche — come i rischi biologici e quelli informatici — e assorbite all’interno di squadre già esistenti. Si tratta dell’ennesima riorganizzazione delle divisioni dedicate alla sicurezza in un’azienda in piena trasformazione, mentre si avvicina a quella che viene indicata come una imponente quotazione in borsa.
- Il Financial Times riferisce che OpenAI ha sciolto il team preparedness a fine mese scorso.
- Le funzioni sarebbero state ridistribuite per aree tematiche e assorbite da team già esistenti.
- Il capo del team, Dylan Scandinaro, si occuperà ora dell’IA a “auto-miglioramento ricorsivo”.
Cosa faceva il team che è stato smantellato
Il compito del preparedness team era analizzare gli scenari più estremi legati ai modelli di IA e capire come contenerli — per esempio la possibilità che un sistema sfuggisse al controllo o venisse usato per attaccare i sistemi informatici di un’altra azienda. È il tipo di funzione che, in un’organizzazione che sviluppa modelli sempre più potenti, ha lo scopo di anticipare i pericoli prima che si manifestino, anziché rincorrerli.
Secondo il Financial Times, il responsabile del gruppo, Dylan Scandinaro — arrivato da Anthropic a febbraio — si concentrerà ora sulle implicazioni dell’IA “a auto-miglioramento ricorsivo”, cioè sistemi capaci di migliorarsi da soli.
Una lunga serie di riorganizzazioni sulla sicurezza
La mossa si inserisce in un percorso più ampio. Negli ultimi anni OpenAI ha progressivamente ridimensionato le strutture più orientate al lungo periodo, sciogliendo i team dedicati alla “AGI readiness” e al “superallineamento”. A questo si sono aggiunte diverse uscite di figure di primo piano: la responsabile dell’etica Chloé Bakalar, il Chief Futurist Josh Achiam e il capo della sicurezza Johannes Heidecke hanno tutti lasciato di recente l’azienda.
Questa sequenza di addii ha alimentato le critiche di chi accusa OpenAI di sacrificare la sicurezza. Jan Leike, che si era dimesso dall’azienda nel 2024, ha dichiarato al Financial Times che OpenAI starebbe ignorando la sicurezza a favore della realizzazione di “prodotti scintillanti”.
Perché la tempistica conta
Il contesto in cui avviene lo smantellamento è rilevante. Sciogliere o riassorbire un team esplicitamente dedicato ai rischi più estremi mentre l’azienda si prepara a un’operazione finanziaria di grande portata è un segnale che gli osservatori tendono a leggere in chiave di priorità: quanto peso, in concreto, viene dato alla prudenza rispetto alla velocità di sviluppo e commercializzazione.
Ridistribuire una funzione non significa necessariamente cancellarla, ma per i critici l’assenza di un presidio unitario sui rischi sistemici rende più difficile mantenere una visione d’insieme.
Per il lettore europeo la questione non è astratta: OpenAI sviluppa modelli usati in una vasta gamma di servizi e applicazioni disponibili anche in Italia, e il modo in cui l’azienda organizza le proprie funzioni di sicurezza incide sulle garanzie che accompagnano quegli strumenti. Va ricordato che, allo stato, si tratta di una ricostruzione del Financial Times: OpenAI non ha fornito, nelle informazioni disponibili, una versione dettagliata della riorganizzazione.
Ritenete che affidare i rischi più gravi dell’IA a team già esistenti sia sufficiente, o serve un presidio dedicato e indipendente? Diteci come la pensate.































