La crisi migratoria di Ceuta, l’exclave spagnola sulla costa marocchina, ha innescato una frattura politica in Europa e oltre Atlantico. Dopo l’arrivo in massa di decine di migliaia di persone dal Marocco, l’Italia ha sospeso l’accordo di frontiera di Schengen introducendo controlli sui viaggi provenienti dalla Spagna, mentre altri governi europei hanno scaricato la responsabilità su Madrid. Sull’altra sponda dell’oceano, il presidente statunitense Donald Trump e la sua amministrazione hanno colto l’occasione per attaccare frontalmente il premier spagnolo Pedro Sánchez, trasformando le immagini del confine in un argomento di politica interna in vista delle elezioni di metà mandato.
- Circa 50.000-60.000 migranti hanno attraversato il confine dal Marocco verso Ceuta in poche ore.
- Secondo il governo spagnolo oltre la metà è già rientrata volontariamente in Marocco.
- L’Italia ha sospeso Schengen; Meloni e la Finlandia chiedono di escludere la Spagna dall’area senza visti.
- Trump e il Dipartimento di Stato Usa accusano il governo Sánchez di aver facilitato la migrazione illegale.
Un confine travolto in poche ore
Secondo il presidente di Ceuta, nelle 24 ore precedenti circa 60.000 migranti hanno superato le barriere per entrare nel piccolo territorio spagnolo in Nord Africa, una cifra pari al 70% della popolazione della città. Altre stime parlano di circa 50.000 arrivi a partire da mercoledì. L’ondata improvvisa ha generato caos e una crisi umanitaria che, come ammettono fonti del governo di Madrid citate dai media spagnoli, ha colto le autorità di sorpresa: “Non avevamo informazioni. Se ce le hai, non entrano 50.000 persone”.
Nonostante la portata dell’afflusso, il governo spagnolo ha riferito che oltre la metà dei migranti è rientrata volontariamente in Marocco lo stesso giorno. Alcuni, marocchini rientrati spontaneamente, hanno raccontato: “Ritorniamo a casa nostra. La Spagna non ci ha dato neanche acqua”.
I partner europei attaccano Madrid
La reazione dei governi europei è stata dura. Oltre alla sospensione italiana di Schengen, la premier Giorgia Meloni e la coalizione di destra al governo in Finlandia hanno chiesto di escludere la Spagna dalla zona di libera circolazione senza visti. La Francia ha rafforzato la vigilanza ai Pirenei, la Germania ha esortato Rabat a riammettere gli irregolari, con la leader dell’AfD Alice Weidel che sosteneva su X come la Germania fosse “probabilmente la destinazione della maggior parte di questi migranti”. Il primo ministro ceco Andrej Babis ha attribuito la crisi alle politiche spagnole di regolarizzazione.
I quotidiani iberici hanno aperto quasi interamente sulla vicenda, con titoli come “L’Europa protesta contro Sánchez” e “L’Europa si rivolta contro Sánchez per il fatto di mettere in pericolo le sue frontiere”.
Trump trasforma Ceuta in un’arma elettorale
Da Washington, Trump ha definito “terribile” la crisi spagnola in un’intervista a Fox News e, durante una riunione di gabinetto, ha parlato di “un’invasione di un Paese da parte di centinaia di migliaia di persone”, avvertendo: “La stessa cosa accadrà a noi se i repubblicani non verranno eletti”. Il Dipartimento di Stato ha definito la crisi “il risultato diretto degli sforzi deliberati del governo spagnolo per consentire e facilitare la migrazione illegale di massa in Europa”, offrendo solidarietà al “popolo spagnolo e a tutti gli europei” e dichiarandosi pronto ad “assistere gli altri alleati europei”.
Sulla stessa linea si sono mossi i funzionari della Casa Bianca: il consigliere Stephen Miller ha rilanciato un video accusando i democratici, mentre il direttore delle comunicazioni Steven Cheung ha condiviso una clip di Fox News. Le dichiarazioni, diffuse il 31 luglio, mostrano come l’amministrazione Usa stia usando la vicenda spagnola per marcare il confronto con l’opposizione democratica.
Sullo sfondo, i rapporti Trump-Rabat e le rivendicazioni su Ceuta
La crisi si inserisce in un contesto di crescente tensione tra Madrid, Washington e Tel Aviv, alimentata dalle critiche spagnole a Israele e dal rifiuto del governo Sánchez di concedere l’uso di alcune basi militari agli Usa. L’11 marzo Madrid aveva richiamato definitivamente il proprio ambasciatore in Israele.
Parallelamente, i legami tra l’amministrazione Trump e la casa reale di Rabat si sono rafforzati: il 13 luglio le parti hanno firmato un memorandum d’intesa per una struttura militare congiunta in territorio marocchino, nell’ambito della Roadmap 2026-2036 sulla cooperazione in materia di difesa siglata il 16 aprile. Negli ambienti conservatori statunitensi era intanto circolato un editoriale dell’American Enterprise Institute, firmato da Michael Rubin, che invitava il re Mohammed VI a rilanciare lo “spirito della Marcia Verde” del 1975 verso Ceuta e Melilla per completare “l’espulsione dei coloni spagnoli”. Per la Spagna, queste due enclave restano il punto più esposto del confine con il Nord Africa.
La risposta europea alla crisi di Ceuta è solidarietà o scaricabarile? Diteci come giudicate la reazione di Roma e degli altri governi verso Madrid.































