Nato online e cresciuto fino a diventare una delle sfide più serie al governo del primo ministro Narendra Modi, il Cockroach Janta Party (CJP) è un movimento giovanile che ha raccolto in poche settimane l’adesione di studenti in tutta l’India, chiedendo riforme profonde del sistema degli esami. È sull’onda di questa mobilitazione che la camera alta del Parlamento indiano ha approvato giovedì una legge destinata a inasprire in modo netto le sanzioni per chi diffonde in anticipo i testi delle prove d’esame, una piaga ricorrente nei concorsi nazionali e statali del Paese.
- La pena massima per le fughe di testi d’esame passa da cinque a dieci anni di carcere.
- La multa massima sale a oltre un milione di dollari (circa 920.000 euro).
- La legge arriva dopo le proteste del movimento Cockroach Janta Party e le dimissioni del ministro dell’Istruzione.
Il provvedimento, approvato per alzata di voce alla Rajya Sabha dopo ore di dibattito, raddoppia a dieci anni la pena detentiva massima per chi è coinvolto nelle fughe di testi e porta la sanzione pecuniaria massima a oltre un milione di dollari (circa 920.000 euro). Il testo era già passato il giorno precedente alla camera bassa. Ora dovrà essere firmato dalla presidente Droupadi Murmu per diventare legge a tutti gli effetti.
Il governo cede dopo settimane di mobilitazione
La spinta decisiva è arrivata dalla piazza. Le manifestazioni contro le fughe di testi e altre irregolarità nei concorsi hanno attraversato il Paese per settimane, culminando sabato scorso nelle dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan. Il gabinetto di Modi aveva dato il via libera all’inasprimento delle pene la settimana precedente.
“È una questione in cui ogni genitore, ogni famiglia e in effetti ogni cittadino di questo Paese ha un interesse, perché questi giovani sono il nostro investimento più grande”, ha dichiarato Jitendra Singh, sottosegretario che ha negoziato con i manifestanti.
Un problema ricorrente nel sistema degli esami indiano
In India i concorsi pubblici e le prove d’accesso all’università rappresentano spesso l’unica porta verso l’istruzione superiore e l’impiego, in un contesto di forte competizione tra milioni di candidati. Proprio per questo le fughe di testi hanno un impatto sociale enorme: minano la fiducia in prove che decidono il futuro di intere generazioni. Nonostante ripetuti giri di vite, il fenomeno è rimasto una costante sia a livello nazionale sia statale.
Il caso che ha alimentato la rabbia dei più giovani riguarda la fuga dei testi di un test nazionale d’accesso alle facoltà di medicina, avvenuta all’inizio dell’anno. Secondo i media indiani, martedì l’agenzia investigativa federale ha incriminato tredici persone per una serie di reati collegati a quella vicenda.
La spinta della piazza e gli scontri di luglio
Le proteste guidate dal movimento Cockroach Janta Party hanno assunto proporzioni tali da mettere in difficoltà l’esecutivo. Il 20 luglio le manifestazioni a Nuova Delhi sono degenerate quando folle imponenti hanno tentato di marciare verso il Parlamento: la polizia ha risposto con lacrimogeni e cariche di manganello, provocando scontri e un’ondata di fermi.
Sul piano pratico, l’inasprimento delle pene punta a scoraggiare chi organizza o agevola le fughe di testi, colpendo con carcere e multe più severe una filiera che coinvolge intermediari e reti organizzate. Resta però aperta la questione se sanzioni più dure basteranno da sole, senza interventi sulla sicurezza delle procedure d’esame, a spegnere le richieste di riforma avanzate dagli studenti.
Pensi che pene più severe possano davvero fermare le fughe di testi d’esame, o servono riforme più profonde del sistema? Diccelo nei commenti.




























