Per il mercato europeo Mercedes-Benz resta uno dei marchi di riferimento, ma la casa di Stoccarda si ritrova ora al centro di una vicenda politica tutta americana. Una nuova proposta di legge del Senato degli Stati Uniti, pensata per tenere fuori dal mercato le case automobilistiche legate alla Cina, rischia infatti di coinvolgere anche il costruttore tedesco, a causa della quota detenuta da due grandi azionisti cinesi. La commissione Commercio del Senato ha fatto avanzare il testo mercoledì, aprendo un caso che riguarda da vicino un gruppo con radici europee e forte presenza industriale negli Stati Uniti.
- Due investitori cinesi possiedono insieme quasi il 20% di Mercedes-Benz, oltre la soglia del 15% prevista dal disegno di legge.
- Il presidente della commissione Ted Cruz assicura: “Non prenderemmo mai in considerazione” un divieto per Mercedes.
- La casa avrebbe tempo fino al 2030 per adeguarsi e potrebbe chiedere una deroga.
Il testo del Senato fissa un tetto del 15% alla proprietà cinese
La commissione Commercio del Senato ha dato il via libera al Motor Vehicle Modernization Act of 2026, una proposta bipartisan presentata dal senatore repubblicano Bernie Moreno insieme alla democratica Elissa Slotkin. La legge punta a rafforzare le restrizioni sulle case automobilistiche collegate alla Cina, fissando una soglia massima del 15% di proprietà cinese. Il problema, per Mercedes, è che i suoi due maggiori azionisti individuali sono cinesi: il gruppo statale BAIC con il 9,98% e Li Shufu, fondatore di Geely, con il 9,69%. Insieme superano quindi il limite previsto.
Cruz esclude un divieto e accusa General Motors
Durante l’esame in commissione, il presidente Ted Cruz ha riconosciuto che il testo, così com’è formulato, finirebbe per colpire Mercedes-Benz. “Non prenderemmo mai in considerazione” un divieto per la casa tedesca, ha dichiarato, aggiungendo che la legge dovrà essere modificata prima di essere approvata. Cruz ha anche accusato General Motors di sostenere la norma per indebolire Mercedes e rendere più competitiva Cadillac: “GM sta spingendo per questa disposizione per togliere Mercedes-Benz dal mercato”. GM è il primo costruttore per vendite negli Stati Uniti. Né GM né Mercedes hanno commentato immediatamente.
Secondo il senatore Moreno, l’obiettivo è impedire “una distruzione assoluta, totale e completa della nostra base industriale”.
Lo stesso Moreno ha precisato che Mercedes avrebbe tempo fino al 2030 per rientrare nei limiti di proprietà e potrebbe richiedere un’esenzione. La casa, che in passato non ha voluto commentare la proposta, ha ricordato di impiegare oltre 10.000 persone negli Stati Uniti e di gestire stabilimenti di assemblaggio in Alabama e in Carolina del Sud.
Una stretta più ampia sulla tecnologia cinese a bordo delle auto
L’episodio si inserisce in una strategia più ampia con cui Washington cerca di ridurre la dipendenza del settore auto dalla Cina. Il disegno di legge intende infatti codificare restrizioni federali già introdotte per motivi di sicurezza nazionale, legate al timore che le auto connesse possano raccogliere dati sensibili. Le regole varate durante l’amministrazione Biden vietano il software di connettività cinese a partire dai modelli dell’anno 2027 e l’hardware cinese dai modelli 2030. Proprio queste norme hanno già portato Polestar, controllata in maggioranza dalla cinese Geely, a uscire dal mercato americano quest’anno.
Per l’industria si tratta di un adeguamento costoso: secondo alcuni dirigenti del settore, sostituire i componenti hardware cinesi può far salire i costi fino al 15%. Per il lettore europeo, la vicenda mostra come le tensioni tra Stati Uniti e Cina possano riflettersi anche su marchi radicati nel Vecchio Continente.
Ritenete giusto che gli Stati Uniti limitino le auto con azionariato cinese, anche a costo di colpire un marchio europeo come Mercedes? Diteci la vostra opinione nei commenti.




























