Produrre cibo a sufficienza non basta a garantirne l’accesso: a determinare chi mangia e chi resta a bocca asciutta sono anche le reti di trasporto e le disuguaglianze economiche. È la conclusione di un nuovo studio guidato dall’Università di Oulu, in Finlandia, condotto insieme ai ricercatori della Aalto University e del Pellervo Economic Research (PTT). Il gruppo ha messo a punto un nuovo modello di accessibilità spaziale per valutare quanto efficacemente i sistemi di trasporto globali colleghino l’offerta e la domanda di alimenti in diversi scenari economici e di crisi. La ricerca è pubblicata sul Journal of Cleaner Production.
- La rete di trasporto attuale non riesce a bilanciare pienamente offerta e domanda alimentare a livello globale.
- La disuguaglianza economica è risultata il fattore più influente sull’accessibilità del cibo tra gli scenari analizzati.
- Le carenze più marcate si concentrano in Asia (Sud, Est e Sud-Est) e in Africa.
Il messaggio di fondo ribalta un’idea diffusa: la disponibilità di cibo non coincide con la sua accessibilità. «Lo studio evidenzia che la sola disponibilità di alimenti non garantisce l’accesso al cibo. I costi di trasporto e le disuguaglianze economiche possono limitarne l’accesso anche quando le scorte sono sufficienti», spiega la ricercatrice Terhi Ala-Hulkko dell’Università di Oulu.
Come è stato costruito il modello
Per arrivare a queste conclusioni, i ricercatori hanno combinato dati globali su produzione alimentare, domanda, infrastrutture di trasporto e relativi costi. L’analisi si è concentrata sull’apporto e sul fabbisogno di energia alimentare di sei gruppi di colture di importanza mondiale: i cereali delle zone temperate (orzo, frumento e segale), il mais, il riso, i cereali tropicali (miglio e sorgo), le radici tropicali (manioca) e i legumi. Insieme rappresentano circa la metà di tutte le calorie alimentari scambiate a livello internazionale.
Lo studio ha messo a confronto tre scenari: costi di trasporto uguali per tutti, differenze economiche tra le regioni e situazioni di crisi provocate da perdite di produzione e da danni alle infrastrutture.
La disuguaglianza economica pesa più di tutto
Dai risultati emerge che la rete di trasporto attuale non è in grado di bilanciare completamente domanda e offerta a scala planetaria. Le carenze di accessibilità si presentano in molte aree, ma risultano più accentuate in alcune parti dell’Asia e dell’Africa.
Tra i fattori esaminati, la disuguaglianza economica è quello che incide di più: tenendo conto dei diversi livelli di reddito e di spesa alimentare, aumentano contemporaneamente sia le eccedenze sia la domanda insoddisfatta.
In pratica, questo significa che il cibo può essere presente nel sistema ma non sempre riesce a raggiungere in modo efficiente i luoghi in cui serve. La quota maggiore di domanda insoddisfatta si concentra in Asia, in particolare nelle regioni meridionali, orientali e sud-orientali del continente.
In Africa il costo del trasporto è una barriera decisiva
Il caso africano illustra bene il meccanismo. Assumendo costi di trasporto uguali per tutti, gran parte della produzione alimentare interna risulterebbe teoricamente accessibile. Ma quando si considerano i costi di trasporto più elevati che molte regioni africane devono affrontare, la quantità di cibo che resta non consegnato cresce in modo sostanziale. È la prova che i costi di trasporto, di per sé, possono trasformarsi in un ostacolo di primo piano.
Il quadro ha implicazioni dirette sul modo di intendere le politiche per la sicurezza alimentare. Se le reti di trasporto sono la spina dorsale del sistema di distribuzione, migliorare la sicurezza alimentare non riguarda soltanto la produzione sostenibile, ma anche la capacità di far arrivare gli alimenti a chi ne ha bisogno.
«Questo significa prestare attenzione alle infrastrutture di trasporto stradale e marittimo, ai costi di trasporto e alle disuguaglianze economiche che, insieme, plasmano l’accesso al cibo», sottolinea il direttore di ricerca Ossi Kotavaara dell’Università di Oulu.
Ritenete che gli investimenti sulle infrastrutture di trasporto possano incidere sulla sicurezza alimentare quanto quelli sulla produzione? Diteci la vostra opinione nei commenti.































