«La situazione è senza precedenti»: con queste parole un portavoce del gigante danese dello shipping Maersk ha descritto all’agenzia AFP lo stato del trasporto fluviale in Europa. Un’estate segnata da siccità e caldo record ha fatto scendere i livelli dei principali fiumi del continente — Reno e Danubio in testa — a soglie critiche, gettando nel caos gli operatori logistici e facendo lievitare i costi che, avvertono gli esperti, potrebbero finire per pesare sulle tasche dei consumatori. Il punto più delicato è la Germania, sul Reno, cuore della rete europea di navigazione interna.
- Il 14 agosto a Kaub, punto nevralgico del traffico sul Reno, l’idrometro è sceso a circa 6 centimetri, sotto il precedente minimo di 25 centimetri del 2018.
- Secondo la VNF di Strasburgo, il carico delle navi sul Reno è calato da una media di 1.500 tonnellate a sole 400 tonnellate ad agosto.
- Nei punti più critici i sovrapprezzi per acque basse hanno superato i 1.000 euro (circa 1.170 dollari) per container.
«Oggi la maggior parte dei porti interni lungo il Reno non è più raggiungibile con le chiatte», ha aggiunto Maersk. A confermare la gravità è Clecat, l’associazione europea degli spedizionieri, secondo cui «la disruption più acuta si è registrata sul Reno», con effetti che «si fanno sentire lungo il grande corridoio industriale a partire da Rotterdam». Condizioni «severe» anche su tratti del Danubio, in particolare in Serbia, Ungheria e Romania.
Gli operatori corrono ai ripari spostando merci su gomma e rotaia
Per limitare i danni, la strategia degli operatori è trasferire quanto più carico possibile dai fiumi a treni e camion. «L’obiettivo è mantenere le distanze percorse sul Reno il più corte possibile», ha spiegato la società di trasporti Contargo. Ma le alternative non sono semplici. Jean-Laurent Kistler, direttore dello sviluppo dell’autorità francese delle vie navigabili (VNF) a Strasburgo, ha stimato che per trasportare il carico di una sola chiatta servono «da 100 a 200 camion».
Molte merci alla rinfusa — prodotti chimici, idrocarburi, materiali da costruzione o cereali — non sono facilmente trasferibili nei container. «Le navi devono navigare con carichi più leggeri del solito per avere meno pescaggio», ha osservato Alexandre Charpentier, specialista di trasporti della società di consulenza Roland Berger, riferendosi a quanto in profondità un’imbarcazione affonda nell’acqua. «Con i costi fissi che restano invariati, questo porta a incrementi molto significativi del costo unitario.»
I sovrapprezzi «per acque basse» che rischiano di arrivare al consumatore
Gli operatori scaricano i maggiori costi applicando sovrapprezzi per acque basse, introdotti progressivamente man mano che i livelli scendono. Secondo le tariffe di Contargo, nei punti più tesi come Kaub o Colonia questi hanno superato i 1.000 euro per container. «Può facilmente raddoppiare per il trasporto in container» ed «essere ancora più drastico per le rinfuse», ha avvertito Pierre Cossart, direttore di Sogestran Logistics.
Il nodo è capire quanto di questi rincari finirà nei prezzi al dettaglio. «Se i maggiori costi logistici si traducano concretamente nei prezzi al consumo dipende dalla durata del disagio, dalla merce e dalla capacità delle aziende di assorbire o trasferire i costi», ha spiegato Clecat.
Per molte materie prime alla rinfusa, però, «il trasporto è una componente importante del prezzo di consegna, quindi aumenti prolungati si faranno sentire più a valle nella catena di fornitura». Charpentier ha giudicato prematuro prevedere rincari per i consumatori, avvertendo però che i costi extra sono difficili da assorbire per intero.
Gli economisti guardano all’inflazione e alla BCE
Il tema si intreccia con quello dell’inflazione. «Se le navi sul Reno possono trasportare solo una frazione del loro carico abituale, i costi di trasporto per tonnellata salgono in modo significativo», ha detto alla DW Torsten Schmidt, economista del RWI – Leibniz Institute for Economic Research, spiegando che questo fa aumentare il prezzo di fonti energetiche come diesel e gasolio da riscaldamento, in gran parte trasportate per via d’acqua, con rincari poi scaricati sui consumatori.
Vale la pena ricordare che la BCE ha come mandato la stabilità dei prezzi: gli shock climatici che rendono più volatili i costi complicano proprio questo compito. Uno studio pubblicato a luglio 2025 dalla BCE insieme a cinque istituti di ricerca europei, intitolato «Climate extremes, food price spikes, and their wider societal risks», avverte che «i mandati delle banche centrali per la stabilità dei prezzi potrebbero diventare sempre più difficili da rispettare se eventi meteorologici estremi più frequenti rendono i prezzi alimentari meno stabili». Secondo la FAO, i prezzi alimentari sono oggi circa il 30% più alti rispetto al 2020.
Schmidt ha però ridimensionato l’ipotesi di una stretta monetaria immediata: un «picco dei prezzi legato al meteo» difficilmente porterebbe a «una politica monetaria più restrittiva», a meno che più crisi non si sommino, generando «un’inflazione più ampia e persistente che la BCE non potrebbe più ignorare». A giugno, secondo la BCE, l’inflazione in Germania era al 2,4%, poco sotto la media UE del 2,8%.
La lezione delle crisi passate: «Scorte, scorte, scorte»
Dal mondo finanziario arriva un invito alla prudenza. Holger Schulz, esperto dell’associazione tedesca delle casse di risparmio (DSGV), ha raccomandato che «l’economia tedesca torni a operare con livelli di scorte più elevati. Una cosa è particolarmente importante ora: scorte, scorte, scorte». È la lezione, ha spiegato, delle recenti crisi delle catene di fornitura: «Che si tratti della pandemia di Covid-19, della guerra in Ucraina o della chiusura dello Stretto di Hormuz, scorte più alte sono una sorta di premio assicurativo in un mondo così imprevedibile su tanti fronti».
Con gli episodi di siccità destinati ad aumentare, gli operatori puntano su imbarcazioni più adatte e su una maggiore intermodalità. Ma la resilienza passa anche dalla gestione dell’acqua, secondo Kistler: mentre la Francia ha costruito bacini e canali di diversione lungo la sua parte di Reno, sul lato tedesco il fiume scorre libero e dipende fortemente dalle piogge. «Siamo passati da 10 navi al giorno a 25, di cui 14 cariche», ha raccontato, «ma siamo ancora lontani dal carico ottimale. Questo non risolve la situazione.»
Pensate che i rincari del trasporto fluviale finiranno per pesare anche sui prezzi in Italia? Raccontateci la vostra opinione nei commenti.































