La musica non è soltanto uno stimolo astratto: mentre ascoltiamo un brano strumentale, il cervello costruisce significati e scenari immaginati esattamente come accade quando seguiamo un racconto orale. È la conclusione a cui è arrivato un gruppo di psicologi e neuroscienziati dell’Università di Princeton, che ha pubblicato i risultati sulla rivista Nature Communications. Utilizzando la risonanza magnetica funzionale (fMRI), gli studiosi hanno mappato le aree cerebrali attivate durante l’ascolto e hanno scoperto che la musica innesca schemi di attività simili a quelli prodotti dalle storie narrate a voce, coinvolgendo le reti legate all’immaginazione, alla memoria e all’attribuzione di senso.
- Lo studio di Princeton è stato pubblicato su Nature Communications.
- I volontari hanno ascoltato 10 brani strumentali sconosciuti e 10 storie orali in due sessioni diverse.
- In media il 71% dei partecipanti ha associato allo stesso brano musicale la medesima storia “di consenso”.
La ricerca, intitolata Music Evokes Shared Neural Representations of Imagined Narratives Across Sensory Modalities, ha sottoposto un gruppo di volontari a scansioni cerebrali mentre ascoltavano gli stessi 10 brani strumentali sconosciuti e le stesse 10 storie orali, distribuiti su due sessioni distinte. Dopo ogni estratto, musicale o parlato, i partecipanti descrivevano ciò che avevano immaginato durante l’ascolto.
Le stesse aree del cervello si accendono con la musica e con il parlato
Le scansioni hanno rivelato che i circuiti cerebrali coinvolti nell’immaginazione e nella costruzione del significato si attivavano in modo simile sia con la musica sia con il parlato. Non solo: i diversi ascoltatori riportavano associazioni comuni davanti agli stessi brani musicali sconosciuti. In media, il 71% dei partecipanti associava a ciascun brano la stessa storia “di consenso”.
Quando estratti di parlato e di musica corrispondenti innescavano la medesima storia immaginata, evocavano anche schemi analoghi nelle stesse regioni cerebrali. Questo riguardava non soltanto le aree uditive, che elaborano i suoni del parlato e della musica, ma anche la cosiddetta default mode network, la rete di livello superiore che interconnette le regioni deputate all’immaginazione, alla memoria e all’attribuzione di significato.
“Quello che stiamo osservando è tutta un’altra dimensione della costruzione di significato nella musica”, ha spiegato Elizabeth Margulis, docente di musica a Princeton e direttrice del Music Cognition Lab dell’ateneo.
“A volte la musica viene descritta come uno stimolo astratto, ma ciò che vediamo è che gli ascoltatori sono impegnati in un processo di costruzione di significato molto concreto”, ha aggiunto Margulis, autrice del libro Transported: The Everyday Magic of Musical Daydreams.
Cosa aggiunge questo studio alla ricerca sul cervello
La risonanza magnetica funzionale è una tecnica di neuroimmagine che misura l’attività cerebrale rilevando le variazioni del flusso sanguigno nelle diverse aree: consente così di osservare quali regioni si “accendono” mentre una persona svolge un compito o riceve uno stimolo. In questo caso ha permesso di confrontare direttamente le risposte del cervello alla musica e alla parola.
Il lavoro si inserisce in un filone di ricerca già avviato a Princeton. Uri Hasson, professore di psicologia e neuroscienze e co-autore dello studio, aveva in precedenza osservato che i cervelli di persone che guardano lo stesso film o ascoltano la stessa storia rispondono in modo simile. Il nuovo studio estende questa idea di rappresentazioni neurali condivise anche al linguaggio universale della musica.
Possibili applicazioni cliniche in futuro
Secondo gli autori, i risultati potrebbero aiutare a comprendere meglio i meccanismi cerebrali alla base del pensiero spontaneo e del vagare della mente. In prospettiva, la ricerca potrebbe suggerire applicazioni cliniche nel trattamento di casi di depressione o ansia in cui i pazienti si fissano su un particolare schema di pensiero.
Al lavoro, oltre a Margulis e Hasson, hanno contribuito Itamar Jalon, Jamal Williams e Grace Simmons del Dipartimento di Psicologia e del Princeton Neuroscience Institute, insieme a Karen Electra Christianson e Cara Turnbull del Dipartimento di Musica.
E voi, quando ascoltate un brano strumentale, vi capita di “vedere” storie o immagini nella mente? Raccontateci quali scenari vi evoca la vostra musica preferita.































