La giornata di Ferragosto era attesa con timore su entrambi i lati della frontiera tra il Marocco e Ceuta, l’exclave spagnola sulla costa nordafricana. Dopo l’ondata del 30 e 31 luglio, quando decine di migliaia di persone erano entrate illegalmente nel territorio, appelli diffusi sui social network avevano invitato a un nuovo attraversamento di massa il 15 agosto attraverso la località marocchina di Fnideq. L’adesione è però risultata nettamente inferiore alle attese: le forze di sicurezza marocchine hanno bloccato il tentativo di centinaia di migranti, in prevalenza subsahariani, che si erano nascosti in un’area montuosa nei pressi della città per aggirare i posti di blocco.
- Le autorità di Rabat hanno fermato un tentativo di centinaia di migranti diretti a Ceuta il 15 agosto.
- Secondo le agenzie, gli arresti oscillano tra oltre 100 (Reuters) e 294 (Le360), tra cui 46 cittadini marocchini.
- La Spagna ha rafforzato il dispositivo con centinaia di agenti in più e una barriera marittima.
- Giornalisti spagnoli di EFE e RTVE sono stati costretti a lasciare Fnideq.
Gli appelli sui social e la corsa a blindare la frontiera
Nei giorni precedenti Rabat aveva reso noto di monitorare “la circolazione di post e messaggi di origine sconosciuta” che invitavano all’attraversamento di massa, avvertendo che sia gli organizzatori sia i partecipanti sarebbero stati perseguiti. Il precedente era pesante: a fine luglio circa 72mila persone – secondo alcune stime fino a 80mila – erano entrate a Ceuta nell’arco di pochi giorni, provocando un braccio di ferro tra Madrid e altri Paesi dell’Ue. Quasi tutte sono state poi rimpatriate. Sul bilancio delle vittime le fonti divergono: l’Istituto di Medicina Legale di Ceuta parla di 82 morti sul versante spagnolo, mentre organizzazioni umanitarie come Caminando Fronteras stimano almeno 141 vittime su entrambi i lati.
La Spagna questa volta ha voluto farsi trovare pronta. Nell’exclave sono stati schierati 880 agenti della Polizia Nazionale (270 in più rispetto al 30 luglio), 714 della Guardia Civil, un’unità di 45 antisommossa e 20 specialisti della Brigada Central de Extranjeria y Frontera, oltre a circa 2.000 militari dell’esercito. Madrid ha inoltre installato una barriera marittima. Sul lato marocchino, secondo i media locali, sarebbero stati mobilitati fino a 5.000 agenti, con posti di blocco, motovedette a pattugliare la costa e idranti al confine.
Cosa è successo il 15 agosto
Alcuni gruppi hanno comunque tentato di raggiungere la frontiera avanzando attraverso le montagne per evitare i controlli. La polizia marocchina è intervenuta – secondo diverse ricostruzioni usando anche gas lacrimogeno per disperdere la folla – e ha effettuato gli arresti. Le cifre variano a seconda delle fonti: Reuters, citando un funzionario del ministero dell’Interno marocchino, parla di oltre 100 fermi, mentre l’emittente Le360 riferisce di 294 persone bloccate, tra cui 46 cittadini marocchini e i restanti subsahariani. In mattinata la situazione lungo il confine appariva tesa ma relativamente tranquilla.
Un episodio ha attirato le proteste della stampa: un rappresentante del ministero dell’Interno marocchino ha ordinato ai giornalisti delle agenzie spagnole EFE e RTVE di lasciare immediatamente Fnideq, senza fornire spiegazioni.
I vertici delle due testate hanno denunciato l’accaduto come un “grave ostacolo alla libertà di stampa e al diritto all’informazione”, chiedendo alle autorità di Rabat pieno rispetto per l’esercizio del giornalismo nella regione di confine.
Cosa succederà adesso
Il ministro dell’Interno spagnolo Fernando Grande-Marlaska ha assicurato che il rafforzamento resterà in vigore “finché sarà necessario” per ripristinare la normalità ed evitare il ripetersi degli eventi del 30 luglio. Giovedì aveva stimato in circa 5.000 il numero di migranti ancora presenti a Ceuta. Le autorità spagnole hanno intanto rafforzato la sicurezza anche a Melilla, la seconda exclave iberica: secondo quanto riportato da El Confidencial e ripreso da LaSexta, sono stati rilevati movimenti di migranti verso Beni Enzar, il principale valico terrestre. In pratica, il timore di Madrid è che la pressione migratoria possa spostarsi verso est se la frontiera di Ceuta resta blindata.
Sul piano politico, la vicenda continua ad alimentare il dibattito. In Spagna il deputato del Partido Popular Jaime de los Santos ha accusato il premier Pedro Sanchez, in vacanza a Lanzarote, di non affrontare la crisi. Anche il governo italiano è intervenuto: il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi ha definito Ceuta “un segnale che l’Europa non può sottovalutare”, indicando nel contrasto ai trafficanti di esseri umani una priorità.
Ritenete che l’Unione europea debba coordinarsi di più con il Marocco sulla gestione dei confini, o che servano soluzioni diverse? Diteci la vostra nei commenti.































