Lotus ha ampliato la propria gamma con modelli elettrici di lusso costruiti in Cina. Proprio questa doppia natura — marchio europeo, produzione asiatica — è al centro della decisione appena resa nota: il costruttore ha di fatto rinunciato a vendere il suo SUV elettrico Eletre negli Stati Uniti, travolto da una raffica di dazi che ne ha fatto lievitare il prezzo fino a renderlo insostenibile sul mercato americano.
- L’Eletre Carbon è arrivato negli USA a un prezzo di partenza di 232.900 dollari (circa 215.000 euro).
- I dazi sulle auto elettriche di produzione cinese sono passati dal 25% al 100% e poi al 150%.
- Solo una manciata di esemplari è stata venduta negli Stati Uniti lo scorso anno.
Le ambizioni iniziali erano ben diverse. Lotus aveva pianificato di portare l’Eletre oltreoceano a partire da 107.000 dollari (circa 99.000 euro), una cifra tutto sommato coerente con le prestazioni e la tecnologia offerte. Quella versione, però, non è mai arrivata su una sola strada americana.
I dazi hanno stravolto i piani appena annunciati
Pochi mesi dopo l’annuncio, l’amministrazione Biden ha portato i dazi sulle auto elettriche costruite in Cina dal 25% al 100%. Lotus è stata così costretta a rivedere la strategia, scegliendo di importare un numero limitato di esemplari particolarmente accessoriati basati sull’Eletre R, inizialmente previsto a partire da 145.000 dollari (circa 134.000 euro). Il modello effettivamente sbarcato negli USA, chiamato Eletre Carbon, è arrivato a costare la cifra impressionante di 232.900 dollari.
A raccontare la vicenda è stato Massimiliano Trantini, presidente e amministratore delegato di Lotus Americas, in un’intervista a Motor Trend. «Avevamo pianificato di portare l’Eletre negli Stati Uniti», ha spiegato. «Avevamo fatto tutto il lavoro per preparare l’auto, ottenuto tutte le omologazioni. Eravamo pronti. Quando abbiamo deciso di portarla, sono scattati i dazi, quindi abbiamo dovuto selezionare con attenzione l’auto da importare. C’è stato un momento in cui, con il dazio al 100%, riuscivamo ancora a gestirla».
Da qui la scelta di puntare solo sull’allestimento più alto, l’Eletre Carbon completamente accessoriato, venduto come edizione limitata model-year 2025. Ma quando le tariffe sono salite ancora, questa volta al 150%, il conto non è più tornato. Esaurita l’allocazione degli esemplari destinati al 2025, nessun’altra unità è stata importata: secondo Trantini, non esisteva più alcuna ragione commerciale per continuare.
In pratica, un SUV nato per competere sopra i 100.000 dollari è finito a costare più del doppio, spinto non dalle sue caratteristiche ma dalla catena di dazi.
Perché anche il futuro dei modelli cinesi negli USA è in bilico
L’Eletre è oggi disponibile a livello internazionale anche come ibrido plug-in, ma è molto improbabile che questa o la berlina Emeya raggiungano il mercato americano. A pesare non sono solo i dazi, ma anche la cosiddetta Connected Vehicle Rule, la normativa statunitense che vieta l’immatricolazione di veicoli nuovi dotati di tecnologia cinese. Significa che, a prescindere dal prezzo, i modelli costruiti in Cina rischiano di restare esclusi a priori.
Diverso il caso della sportiva Emira, che secondo Trantini rimane conforme alle regole fino al model-year 2027 e ha buone probabilità di restare in listino ancora per diversi anni.
Per il lettore europeo, la vicenda è un esempio concreto di come le tensioni commerciali tra Washington e Pechino ricadano direttamente sui prodotti dei marchi occidentali che hanno spostato la produzione in Cina, trasformando un’auto pensata per un pubblico ampio in un oggetto di nicchia da oltre 200.000 dollari.
Secondo voi Lotus ha fatto bene a ritirarsi dal mercato USA, o avrebbe dovuto spostare la produzione dell’Eletre fuori dalla Cina? Diteci la vostra nei commenti.































