La nomina di Todd Blanche a capo permanente del Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha superato lunedì il suo principale ostacolo: i senatori repubblicani John Cornyn (Texas) e Thom Tillis (North Carolina), che minacciavano di bloccarne la conferma, hanno annunciato che voteranno a favore. La svolta è arrivata dopo che il Dipartimento, guidato da Blanche in veste di procuratore generale ad interim, ha formalmente revocato il cosiddetto “Anti-Weaponization Fund” da 1,8 miliardi di dollari (circa 1,7 miliardi di euro), il fondo pensato per risarcire persone vicine al presidente Donald Trump che sostengono di essere state perseguitate ingiustamente dalla giustizia federale.
- I senatori Cornyn e Tillis ritirano l’opposizione alla nomina di Blanche.
- Il Dipartimento di Giustizia ha revocato per iscritto il fondo da 1,8 miliardi di dollari.
- La commissione Giustizia del Senato dovrebbe far avanzare la nomina martedì.
- L’immunità fiscale prevista dall’accordo con l’IRS viene limitata solo alle parti in causa.
Con il sostegno dei due senatori, la commissione Giustizia del Senato è ora in grado di far avanzare la nomina già martedì. “Vogliamo esprimere la nostra gratitudine al signor Blanche e al suo staff per aver lavorato con noi su questo dossier, e non vediamo l’ora di votare per far avanzare la sua nomina fuori dalla commissione Giustizia del Senato”, hanno dichiarato Cornyn e Tillis in una nota congiunta.
L’ordine del Dipartimento chiude la partita “al di là di ogni dubbio”
In un ordine scritto diffuso sui social nella tarda serata di domenica, Blanche ha confermato che il Dipartimento cancellava definitivamente il fondo. “Nessun membro è stato nominato; nessun fondo è stato trasferito; nessuna procedura per la ricezione delle richieste è stata istituita; nessun risarcimento è stato pagato”, si legge nel documento. “Questo ordine stabilisce, al di là di ogni dubbio, che non esiste alcun Fondo.”
Cornyn e Tillis avevano rifiutato di appoggiare la candidatura senza una conferma ufficiale e per iscritto della cancellazione. La loro cautela nasceva dal fatto che, pur avendo Blanche ripetutamente assicurato — anche sotto giuramento — che il fondo non sarebbe andato avanti, Trump aveva continuato a difenderne pubblicamente l’idea.
Perché il fondo aveva sollevato critiche bipartisan
Il fondo era nato come parte di un contestato accordo transattivo tra Trump e l’Internal Revenue Service (IRS), l’agenzia fiscale federale. Il presidente aveva inizialmente citato in giudizio l’IRS chiedendo 10 miliardi di dollari. Lo strumento avrebbe dovuto risarcire chi ritiene di essere stato perseguito ingiustamente dal governo, ma ha suscitato allarme trasversale per la possibilità che potessero beneficiarne anche i sostenitori di Trump coinvolti nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021, alcuni dei quali aggredirono agenti di polizia.
Per i critici, il rischio era che denaro pubblico venisse usato per ricompensare gli alleati politici del presidente.
I due senatori avevano anche chiesto di restringere un’altra parte dell’intesa, quella che garantiva un’ampia immunità dai controlli fiscali a Trump e ai suoi familiari. Nell’accordo raggiunto, il Dipartimento ha chiarito per iscritto che tale immunità “si applica per i suoi termini soltanto in modo retroattivo” alle posizioni aperte al momento della transazione e non protegge il presidente da verifiche su dichiarazioni future. Viene inoltre precisato che l’accordo copre solo le parti che avevano promosso la causa: Trump, due dei suoi figli e la Trump Organization.
Le minacce di Trump e le riserve dei democratici
La nomina era finita in bilico la scorsa settimana, quando la commissione aveva rinviato un voto in programma giovedì. Trump aveva reagito minacciando di ritirare la candidatura per ripresentarla dopo l’uscita di scena dei due senatori, i cui mandati terminano a gennaio, e sabato aveva annunciato che avrebbe “spinto forte” per far approvare la legge sul fondo qualora Blanche fosse stato bloccato. Domenica sera il presidente aveva ribadito che gli imputati per i fatti del 6 gennaio avevano avuto “la vita distrutta” e che i risarcimenti sarebbero stati “un rimborso per il dolore subìto”.
I democratici hanno però ridimensionato la portata dell’intesa. Il senatore Adam Schiff ha osservato che l’ordine non impedisce all’amministrazione di risarcire in futuro i responsabili degli scontri attraverso una procedura preesistente che consente di presentare richieste di danni, e che l’accordo lascia in piedi un’immunità fiscale dal perimetro ancora “vago”.
Blanche, che è stato avvocato difensore di Trump nei suoi processi penali, era entrato al Dipartimento come vice procuratore generale ed è stato promosso al vertice dopo il licenziamento di Pam Bondi ad aprile. In un Senato dove i repubblicani dispongono di una maggioranza risicata, i voti di Cornyn e Tillis erano decisivi per il passaggio in commissione.
Ritenete che le concessioni scritte ottenute dai due senatori bastino a chiudere davvero la questione, oppure danno ragione a chi teme risarcimenti futuri? Diteci la vostra.































