Il calcio italiano e mondiale piange Franco Baresi, storico capitano dell’AC Milan e campione del mondo con l’Italia nel 1982, morto all’età di 66 anni. La scomparsa è stata annunciata venerdì dal club rossonero, la squadra a cui il difensore aveva legato l’intera carriera. Baresi, nato l’8 maggio 1960 a Travagliato, in provincia di Brescia, era malato da tempo: nell’agosto del 2025 era stato operato per rimuovere un nodulo polmonare e aveva successivamente iniziato un ciclo di immunoterapia. La sua ultima apparizione pubblica risaliva alla cerimonia di apertura dei Giochi olimpici invernali di Milano-Cortina, lo scorso febbraio.
- Franco Baresi è morto a 66 anni dopo mesi di malattia.
- Ha giocato solo con il Milan, con cui ha collezionato 719 presenze ufficiali.
- Con l’Italia fu campione del mondo nel 1982 e vicecampione nel 1994.
- Il Milan ha ritirato la sua maglia numero 6, per la prima volta nella storia del club.
“La Storia del Milan è in lacrime”, ha scritto il club su X. “Il suo esempio e la sua profondità saranno, per sempre come la sua maglia numero 6, parte integrante e fondamentale del DNA e del cammino di tutto il Club”. Nessuna causa ufficiale del decesso è stata comunicata.
Una carriera intera in una sola maglia
Baresi ha incarnato come pochi il concetto di fedeltà a un colore. Cresciuto nel vivaio rossonero, esordì in prima squadra giovanissimo, a 17 anni, nell’aprile del 1978. Già l’anno successivo, a 18 anni, conquistò il primo scudetto, il decimo del Milan, quello della stella. Scelse di restare al club anche nei momenti più difficili, comprese le retrocessioni in Serie B, e ricevette la fascia di capitano ad appena 22 anni, proprio nel 1982.
In vent’anni con il Milan Baresi ha totalizzato 719 presenze ufficiali, vincendo sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe europee e quattro Supercoppe italiane.
Guidato prima da Arrigo Sacchi e poi da Fabio Capello, con la fascia al braccio ha trascinato i rossoneri nell’epoca d’oro tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio degli anni Novanta. Nel 1989 arrivò secondo nella classifica del Pallone d’Oro, alle spalle del compagno di squadra Marco van Basten.
Con la Nazionale il trionfo del 1982 e il rigore del ’94
Con la maglia azzurra Baresi fece parte della spedizione che vinse il Mondiale del 1982 in Spagna, sotto la guida di Enzo Bearzot, pur senza mai scendere in campo. Dopo aver saltato Messico 1986, tornò in azzurro per Italia ’90 e per Usa ’94, quando fu protagonista di un recupero prodigioso da un’operazione al menisco per giocare la finale contro il Brasile: una partita persa ai rigori, con il suo tiro tra quelli sbagliati dagli azzurri.
Al ritiro, nel 1997, il Milan decise di ritirare la sua maglia numero 6, gesto che nella storia del club fu riservato per la prima volta proprio a lui. Negli anni successivi Baresi ha lavorato come allenatore nel settore giovanile rossonero, per poi entrare nei quadri dirigenziali del club; nel 2020, con il passaggio della società al fondo Elliott, era stato nominato vicepresidente onorario.
Il cordoglio dal mondo del calcio e dalle istituzioni
La notizia ha raccolto reazioni ben oltre i confini italiani. “Ciao Franco, come faremo senza il nostro Capitano?”, ha scritto Paolo Maldini, ricordando l’uomo che “mi ha protetto quando ero un bambino, mi ha guidato da ragazzo e mi ha ispirato da uomo”. Il proprietario del Milan, Gerry Cardinale, ha sottolineato come per generazioni Baresi abbia “incarnato i valori, il carattere e l’eccellenza che definiscono questo club”.
Alle voci del calcio si sono unite quelle delle istituzioni. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha ricordato “non solo uno dei più grandi campioni della sua storia sportiva, ma anche un esempio di lealtà, serietà e dedizione”. Il ministro dello Sport Andrea Abodi e il presidente federale Giovanni Malagò hanno espresso il proprio dolore, quest’ultimo recandosi a Milano per portare di persona il cordoglio alla famiglia.
Anche la stampa internazionale ha reso omaggio al difensore: dal francese L’Équipe, che lo ha definito “un precursore”, al britannico The Guardian, che lo ha ricordato come una leggenda del Milan e dell’Italia, fino al tedesco Kicker, che lo ha celebrato con un soprannome eloquente, il “Kaiser” italiano. In Spagna, Francia, Inghilterra, Portogallo e Argentina i principali quotidiani sportivi lo hanno annoverato tra i migliori difensori di sempre.































