«Man mano che i contenuti generati dall’IA, di bassa qualità e ripetitivi, diventano sempre più comuni su internet, vogliamo che Spotlight resti un luogo dove le persone possano scoprire la creatività autentica di persone reali». Con queste parole, diffuse venerdì, Snapchat ha annunciato che smetterà di raccomandare i video «interamente generati dall’IA» all’interno di Spotlight, il feed pubblico dedicato ai contenuti brevi di creator e studi. È l’ultima di una serie di piattaforme social a prendere posizione contro la cosiddetta “AI slop”, la valanga di materiale di scarso valore prodotto in serie dalle macchine.
- Snapchat non raccomanderà più su Spotlight i video interamente generati dall’IA, anche se dichiarati come tali.
- Restano ammessi i contenuti “migliorati” con gli strumenti creativi IA della stessa app, che vengono contrassegnati con filigrane visibili.
- Altre piattaforme, da YouTube a Substack, stanno adottando misure simili; Meta invece punta con decisione sull’IA.
Nel messaggio dell’azienda il ragionamento è esplicito: «Crediamo che ci sia un valore duraturo nel premiare i punti di vista originali, la narrazione personale e i momenti che le persone scelgono di creare e condividere».
La regola colpisce anche i contenuti IA dichiarati
La stretta riguarda il materiale prodotto integralmente dall’intelligenza artificiale, indipendentemente dal fatto che l’autore lo segnali. «Il nostro algoritmo di ranking premia i contenuti autentici, fatti dagli esseri umani, rispetto a quelli interamente generati dall’IA e creati al di fuori di Snapchat, anche quando i contenuti IA riportano indicazioni di trasparenza», si legge nelle linee guida di Spotlight.
L’azienda tiene però a chiarire che non si tratta di un rifiuto dell’IA in quanto tale. Negli ultimi anni Snapchat ha introdotto diverse funzioni basate su questa tecnologia, dagli effetti di realtà aumentata agli strumenti di editing delle immagini. I creator possono continuare a usarli: chi ha «migliorato o modificato con gli strumenti creativi IA di Snapchat» resta idoneo a Spotlight, perché — spiega la società — «per alcuni l’IA gioca un ruolo importante nel processo creativo e crediamo che possa sbloccare nuove incredibili forme di espressione». I contenuti realizzati con i suoi strumenti interni vengono marchiati con filigrane visibili.
Una scommessa sull'”umano” in controtendenza con Meta
La mossa arriva mentre i modelli di generazione video diventano sempre più sofisticati e appare come un contrappunto alla linea di Facebook e Instagram, molto più aperte ai contenuti sintetici. Proprio giovedì l’amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, ha scritto in un post che i modelli di immagini e video Muse dell’azienda potrebbero dare vita a un «universo quasi infinito di contenuti personalizzati». «Questo renderà i nostri servizi molto più utili e coinvolgenti per le persone», ha aggiunto.
Snapchat sembra puntare sulla direzione opposta: la scommessa che, anche senza escludere del tutto l’IA dal processo, gli utenti preferiscano qualcosa di più guidato dalla mano umana.
Il caso Snapchat dentro una tensione più ampia
La decisione si inserisce in un braccio di ferro che attraversa l’intera “creator economy”. Fino a poco tempo fa le piattaforme social si contendevano gli influencer a colpi di fondi dedicati, programmi esclusivi e strumenti di monetizzazione. Molte delle stesse aziende oggi investono miliardi in prodotti e infrastrutture di intelligenza artificiale, lasciando alcuni creator preoccupati di diventare meno centrali per le piattaforme che hanno contribuito a far crescere. La stretta contro l'”AI slop” è, di fatto, il tentativo di trovare un equilibrio tra l’abbraccio della nuova tecnologia e il rischio di sommergere gli utenti di contenuti di bassa qualità.
Snapchat non è sola. YouTube ha rafforzato la propria posizione: il 20 luglio, in un aggiornamento del team “trust and safety”, ha dichiarato di voler premiare chi usa l’IA per arricchire una narrazione originale piuttosto che chi produce in massa contenuti generici o personaggi artificiali pensati per aggirare l’algoritmo. Un portavoce ha spiegato che non si tratta di una regola nuova, ma di un chiarimento della storica policy sui “contenuti non autentici”. A gennaio la piattaforma aveva rimosso oltre una dozzina di canali popolari che avevano accumulato milioni di visualizzazioni sfornando video generati dall’IA con personaggi come gatti e Gesù.
Anche Substack ha scelto la via della trasparenza: il 21 luglio ha annunciato che aiuterà i lettori a individuare i testi prodotti con l’IA, grazie a una collaborazione con lo strumento di rilevamento Pangram, che stima quanto un contenuto sia stato scritto con l’ausilio delle macchine. I creator possono aggiungere una dichiarazione su come hanno realizzato il testo, ma possono anche disattivare l’analisi automatica dalle impostazioni. TikTok, dal canto suo, mantiene un approccio ibrido: offre numerosi strumenti IA ma impone di etichettare i contenuti generati artificialmente e ha iniziato a testare sistemi di rilevamento contro gli account dediti allo spam sintetico. LinkedIn, dopo aver promosso i propri strumenti di scrittura IA, ha annunciato di volerli rimuovere e di permettere agli utenti di segnalare potenziali “slop”, mentre Pinterest consente da tempo di “ridurre” il materiale generato dall’IA nelle raccomandazioni.
Preferite un feed fatto da persone reali o non vi disturba scorrere video creati dall’intelligenza artificiale? Raccontateci come vivete questa ondata di contenuti sintetici sui social.































